Uno dei componenti della “Una Bianca” torna a far discutere
Alberto Savi, l’ex poliziotto condannato all’ergastolo per i crimini della banda della Uno Bianca, ha ottenuto il suo primo permesso premio dopo oltre due decenni di detenzione. L’uomo ha già beneficiato di 12 ore di libertà, trascorse tra le 8:00 e le 20:00 presso una comunità protetta situata a Padova.
Il profilo del detenuto e la vita al “Due Palazzi”
Savi, oggi 52enne, è recluso dal 1994 nella casa di reclusione Due Palazzi di Padova. Durante la sua lunga permanenza, è stato descritto dalle relazioni carcerarie come un “detenuto modello”, mantenendo una condotta impeccabile e collaborativa all’interno della struttura.
Il percorso di recupero e il lavoro
Per ottenere il via libera dal magistrato di sorveglianza, la difesa del più giovane dei fratelli Savi ha presentato una serie di documenti che attestano un profondo cambiamento personale:
percorso di pentimento: Relazioni degli operatori che confermano un cammino di revisione critica del passato iniziato da tempo.
Impegno lavorativo: Savi ha lavorato inizialmente nel call center del CUP (Centro Unico di Prenotazione) dell’Azienda Ospedaliera di Padova e, successivamente, in un’altra realtà professionale interna.
Fede e perdono: Un elemento di rilievo è stata la lettera inviata lo scorso settembre all’arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Zuppi, nella quale Savi ha espresso formalmente la richiesta di perdono per i crimini commessi.
La decisione del giudice e il ricorso della Procura
Nonostante il parere positivo del giudice di sorveglianza emesso a dicembre, la Procura si era opposta fermamente alla concessione del beneficio, presentando un ricorso che è stato tuttavia superato dalla decisione finale.
Le 12 ore trascorse fuori dal carcere rappresentano un momento di svolta nel percorso giudiziario di Alberto Savi, segnando il primo contatto con il mondo esterno dopo 23 anni di isolamento dalla società civile.

