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La storia è quella raccontata da Stefania, madre di un bimbo che frequenta la prima elementare a Cesenatico.

“Al primo colloquio con gli insegnanti, ci viene fatto presente che sarebbe stato opportuno verificare con uno specialista, un eventuale disturbo dell’attenzione” – esordisce la madre del bambino.

“Mi sono così attivata nell’immediato, ad attobre 2025, rivolgendomi al nostro medico per fare l’impegnativa per l’Ausl. In occasione del primo contatto con l’azienda sanitaria, mi è stato risposto che non erano presenti psicologi in tutto il comprensorio e che quindi saremmo entrati in lista d’attesa, dove prima di mio figlio c’erano e ci sono altri dodici bambini. Era stato fatto un concorso, vinto da una dottoressa, che poi però non sarebbe stata assunta. Per questa ragione i posti per psicologi restano ancora vacanti”, prosegue Stefania.

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Ho ricontattato l’Ausl ma ad oggi, aprile 2026, la situazione non si è sbloccata. L’alternativa è rivolgersi a un professionista che svolge la professione in forma privata e dove una visita costa almeno 130 euro. E non è un percorso che si risolve in una sola seduta… Ho poi saputo che l’Ausl è obbligata ad erogare la prestazione medica e a riscuotere solo il costo del ticket quando siano trascorsi 120 giorni dalla prima richiesta, previo invio di raccomandata. Mi sono così attrezzata per perseguire anche questa strada che richiede tempo e risorse, anche burocratiche”, continua il racconto.

Il punto sostanziale della questione è che è una cosa grave, il fatto che si ritardino di così tanto tempo visite e diagnosi, quando sono coinvolti bambini. L’anno scolastico è quasi finito e ormai è passato. Tutto questo ha generato insicurezza in mio figlio che, se avesse ricevuto una diagnosi per tempo, avrebbe potuto affrontare il percorso scolastico nel modo più adeguato e misurato alle sue esigenze (es. verifiche semplificate…). Come la nostra famiglia, ce ne sono tante altre, e spero che la cosa sia attenzionata dai più e che si presti rimedio”, conclude Stefania.

La storia di Stefania non è un caso isolato, ma il riflesso di un sistema che fatica a garantire tempi adeguati proprio quando la tempestività è fondamentale. In attesa di risposte, restano bambini, famiglie e scuole a gestire da soli un vuoto che pesa sul presente e rischia di segnare il futuro.

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