Stati generali della pesca e dell’acquacoltura, il 9 ottobre la tappa al Museo della Marineria di Cesenatico
Il Museo della Marineria ospiterà il 9 ottobre la seconda delle tre tappe con cui la Regione Emilia-Romagna prova a mettere nero su bianco una strategia per la pesca e l’acquacoltura. Il percorso, presentato lunedì a Bologna, si chiama Stati generali della pesca e dell’acquacoltura e nasce nell’ambito del Programma nazionale Feampa 2021-2027: prima edizione, tre appuntamenti lungo la costa, l’obiettivo dichiarato di raccogliere le indicazioni di chi lavora in mare, negli allevamenti e nei mercati per portarle a Roma e a Bruxelles mentre si apre la partita sulla programmazione europea dopo il 2027.
A illustrare il calendario sono stati il presidente della Regione Michele de Pascale e l’assessore all’Agricoltura, Caccia e Pesca Alessio Mammi, insieme al professor Giulio Malorgio dell’Università di Bologna e al direttore di Art-ER Roberto Righetti.
Tre appuntamenti, tre nodi diversi
Il percorso tocca le aree produttive più significative della costa, ognuna con un tema specifico:
- 25 settembre, Goro (Fe), Sala consiliare del Comune, ore 9.30: “L’acquacoltura tra cambiamento climatico e specie invasive. Alla ricerca di un nuovo modello”
- 9 ottobre, Cesenatico (Fc), Museo della Marineria, ore 9.30: “Strategie e opportunità per il futuro della pesca in Emilia-Romagna”
- 27 novembre, Rimini, Sala Ressi del Teatro Galli, ore 9.30: “Ruolo dei contributi comunitari. Dal Feampa alla nuova programmazione 2028-2034, novità e prospettive”
Ai tavoli sono attese imprese e cooperative, associazioni di rappresentanza, consorzi, marinerie, operatori della trasformazione e della commercializzazione, mercati ittici, enti locali, università e centri di ricerca. Quanto emergerà nelle tre giornate confluirà nel rapporto conoscitivo curato con il supporto tecnico di Art-ER, per arrivare a un elenco di priorità condivise.
Una filiera da 2.597 imprese e 4.415 addetti
I numeri del dossier preparato per l’occasione raccontano un comparto che pesa, ma che negli ultimi dieci anni ha cambiato pelle. Nel 2025 la filiera regionale contava 2.597 imprese attive, 2.837 unità locali e 4.415 addetti, con una produzione della branca pesca e acquacoltura pari a 71,2 milioni di euro e 33,7 milioni di valore aggiunto. Il settore primario copre oltre l’80% delle imprese, ma il dato che colpisce è un altro: la sola acquacoltura marina concentra il 64,3% delle aziende e oltre il 40% dell’occupazione.
Guardando ai bilanci di società di capitali e cooperative, nel 2024 la filiera ha generato oltre un miliardo di euro di ricavi e più di 87 milioni di valore aggiunto. Nell’acquacoltura marina l’Emilia-Romagna vale il 25,6% dei ricavi nazionali.
La flotta pesca molto e incassa poco
Nel 2025 le imbarcazioni erano 574, al netto delle unità asservite agli impianti di acquacoltura, per 14,7mila tonnellate di catture. L’anno precedente la flotta regionale, pur rappresentando appena il 5,1% dei battelli italiani, aveva prodotto il 12,4% delle quantità pescate a livello nazionale: terzo posto tra le regioni, con 15.592 tonnellate per un valore di 46,7 milioni di euro.
Il rovescio della medaglia sta nel prezzo. Nel 2024 il valore medio del pescato regionale si è fermato intorno ai 3 euro al chilogrammo, contro i 5,5 euro della media italiana, anche per il peso rilevante del pesce azzurro. Molti volumi, insomma, ma un margine più sottile.
Il quadro si fa più delicato per la piccola pesca, che tra il 2015 e il 2025 ha perso catture e ricavi, con ricadute sui ricavi per giornata e per imbarcazione. Un comparto strutturalmente più fragile, dove pesano l’età media degli operatori, la scarsa capacità di investimento e prospettive di ricambio generazionale limitate, e che però resta decisivo nel presidio delle aree costiere.
Vongole, mitili e le prime ostriche
Molluschicoltura e acquacoltura restano il tratto distintivo del sistema regionale. Nel 2024 risultavano attive 118 concessioni per 175 unità di impianto, dedicate soprattutto a vongole e mitili. Nel 2025 la produzione di mitili ha sfiorato i 13,9 milioni di chilogrammi, mentre le vongole hanno raggiunto circa 5 milioni di chilogrammi, in recupero rispetto ai 4 milioni dell’anno precedente. Si affacciano anche filoni nuovi: l’ostricoltura ha toccato i 43,8mila chilogrammi, e crescono l’interesse per l’acquacoltura rigenerativa, la digitalizzazione degli impianti e la valorizzazione dei sottoprodotti.
La ricomposizione del settore è evidente nel decennio 2014-2024: le unità locali della pesca marina si sono ridotte del 39,9% e gli addetti del 26,2%, mentre nell’acquacoltura marina sono cresciute rispettivamente del 38,5% e del 47,6%.
Mercati ittici in crescita, bilancia commerciale in rosso
I cinque principali mercati ittici regionali — Cattolica, Cesenatico, Goro, Porto Garibaldi e Rimini — hanno registrato nel 2025 scambi per 25,8 milioni di euro, l’11% in più rispetto al 2022. Sul commercio estero il quadro si ribalta: nello stesso anno l’export ittico regionale è valso 127 milioni di euro contro importazioni per 934,7 milioni, con un saldo negativo di 807,7 milioni riconducibile in larga parte ai prodotti lavorati e conservati.
Il nodo delle risorse europee
Sul piano finanziario la Regione mette sul piatto quasi 40 milioni di euro con la programmazione Feampa 2021-2027, ai quali si aggiungono 5 milioni di risorse regionali destinate al contrasto delle calamità: granchio blu, anossia, mucillagine.
De Pascale ha collegato esplicitamente gli Stati generali al negoziato comunitario 2028-2034, sostenendo che il settore ha bisogno di risorse chiare, adeguate e direttamente accessibili, e che non è accettabile una riduzione della capacità di investimento delle politiche europee proprio mentre le marinerie affrontano la transizione ambientale, energetica e tecnologica. Il presidente ha parlato della necessità di costruire le condizioni perché le imprese possano programmare, investire e innovare, superando la logica delle risposte emergenziali.
Mammi ha inquadrato la questione nei termini di una trasformazione strutturale: cambiano gli ecosistemi e il clima, cambiano i mercati, aumentano i costi. Da qui la richiesta di sostenere il reddito delle imprese e di rendere il mestiere attrattivo per le nuove generazioni, con strumenti nazionali stabili e continuità nelle risorse a protezione dagli impatti del cambiamento climatico.
Il programma completo e gli aggiornamenti sono consultabili sul portale della Regione Emilia-Romagna dedicato agli Stati generali.







