L’inchiesta sul Grand Hotel da Vinci prosegue e si allarga allo stabilimento balneare adiacente. La Spiaggia, questo il nome dello stabilimento, è al vaglio del giudice delle indagini preliminari, Monica Galassi.
Due i livelli di indagine. Il primo riguarda l’avere utilizzato “in maniera indebita” la concessione del Trocadero, posto alcune centinaia di metri dal bagno da Vinci. Infatti nella ex spiaggia della colonia Veronese era prevista la costruzione di una piccola struttura. Da qui la richiesta di permesso al Comune di Cesenatico – rilasciato durante la legislatura Buda. Un permesso – secondo la Procura – illegittimo. La legge infatti parla della possibilità di edificare mutando le capacità edificatorie di uno stabilimento limitrofo. Un aspetto che si interseca con la recente diffida arrivata dalla Soprintendenza al Comune di Cesenatico, sulla variante al PSC (piano strutturale comunale) che include gli stabilimenti balneari nel Territorio Urbanizzato, escludendoli dai vincoli paesaggistici (clicca qui per leggere l’articolo).
Il secondo livello di indagini riguarda l’abuso edilizio. Anche se il passaggio di volumetria Trocadero-Da Vinci fosse ritenuto legittimo, lo spazio edificabile non torna alla Procura. Secondo le indagini lo spazio permesso era di 250 metri quadrati, lo stabilimento balneare ricoprirebbe invece 450 metri quadrati di demanio.
La notizia – riportata dal Corriere Romagna – cita come persone indagate in quest’ultimo filone d’inchiesta Da Vinci, la vedova di Antonio Batani (scomparso a dicembre 2015) come rappresentate legale della ditta esecutrice dei lavori, il geometra che ha curato la direzione lavori dello stabilimento balneare, e l’ex dirigente comunale Vittorio Foschi.
