Part II

a cura di Gianni Briganti

Gianni Briganti

Gianni Briganti

Un secondo falso storico di cui la maggioranza dei locali mi auguro abbia coscienza riguarda l’incontro a Cesenatico tra Leonardo da Vinci e il Duca Valentino. Tale incontro ha come unica fonte il grande dipinto che funge da velario presso il Teatro Comunale di Cesenatico, dipinto nel 1865 da Pompeo Randi, pittore forlivese, e ricostruito alcuni decenni orsono in quanto andato distrutto. Sebbene sia bellissima da ammirare, la scena è un falso storico in quanto l’incontro a Cesenatico non è mai avvenuto o comunque non vi è alcuna testimonianza o indizio a supporto in merito. In particolare il Fantaguzzi nella sua raccolta di Cronache “Caos” annota scrupolosamente arrivi e partenze locali dei grandi del tempo durante il periodo Cesenate di Leonardo e una dimenticanza proprio in merito al Duca, Cesare Borgia, sarebbe quantomeno inverosimile.

Un terzo elemento sulla bocca di tutti i Cesenaticensi che non ha alcun riscontro storico locale riguarda le cosiddette Porte Vinciane, che cometeatro molti sanno altro non sono se non due grandi portoni posti all’imboccatura del canale che in caso di innalzamento del livello del mare vengono chiusi e, anche tramite l’ausilio di specifiche pompe, evitano che il centro cittadino che si affaccia sul canale venga allagato. Chiunque abbia esaminato anche solo brevemente gli schizzi brigantidi Leonardo sul porto di Cesenatico può chiaramente verificare come non vi sia la minima traccia di progetti o anche solo di abbozzi di porte analoghe. In realtà è corretto parlare di Porte Vinciane ma è errato pensare, come molti pensano e come alcuni testi online inducono a pensare, che questo sistema fosse stato ideato da Leonardo del 1502 per proteggere il centro di Cesenatico. Tale sistema è infatti stato disegnato da Leonardo nel più accurato Codice Atlantico (foglio 656a r) ben prima del suo soggiorno Romagnolo e ripreso poi, traendo spunto da questo, per i Navigli di Milano. Dell’effettiva idea Vinciana realizzata a Cesenatico rimane intatto solo l’accostamento dei portoni in quanto il reale valore aggiunto del progetto di allora, oggi ovviamente anacronistico, era dato da un portello posto su uno dei due portoni la cui apertura meccanica permetteva di riequilibrare il livello delle acque, e quindi la pressione sulle pareti, consentendo di conseguenza la riapertura delle porte.

porte

Chiariti questi primi aspetti, qualora fosse stato ancora necessario, rimangono diverse ulteriori affermazioni, o luoghi comuni, da definire più accuratamente in merito ai fogli 66v e 68r di Leonardo. Si badi bene che gli storici hanno a disposizione unicamente queste due facciate per definire quale rapporto vi sia stato tra Leonardo e Cesenatico, o meglio Porto Cesenatico, oltre a una breve frase sul foglio 67 recto dove sinteticamente è annotata la posizione della cittadina rispetto a Cesena: “la rocha del porto di Cesena sta a Cesena per la 4° di libecco”. Nulla di più.

+++Leggi la prima parte dell’approfondimento a questo link+++

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Alessandro Mazza

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