Chi pensava che, almeno di fronte ad una pandemia con 100mila contagiati e 30mila morti, la vecchia politica si sarebbe un tantino defilata, ancora una volta si sbagliava. Con la solita italica faccia tosta, dopo aver ripiegato nel cassetto il tricolore e archiviato il demagogico patriottismo da balcone, ecco di nuovo schierate le solite due opposte fazioni: da una parte la sinistra, favorevole al lockdown; dall’altra la destra smaniosa di anticipare le riaperture.

Pd e M5S che ad oggi – almeno a giudicare dai sondaggi dell’Swg – non hanno gestito male la crisi sanitaria (quella economica, però, è un’altra partita), malgrado qualche cauta apertura, restano arroccati sul catenaccio della prudenza; Lega, Fratelli d’Italia e Fi, invece, preoccupati per l’ascesa di popolarità di Conte, scalpitano e sgomitano per rialzare tutte le serrande delle città, lanciando strali contro il Pd “statalista e anti-imprese”.

Dopo lo strappo della Calabria, ci ha provato qualche giorno fa la battagliera sindaca di Riccione Renata Tosi annunciando la riapertura delle spiagge (salvo poi fare un passo indietro cautelandosi prima con un “parere legale”) e un’altra picconata – prima dello stop del Prefetto – aveva provato ad infliggerla ieri sera il sindaco leghista di Ferrara che, in deroga ai diktat regionali, aveva annunciato che tra i portici estensi i negozi avrebbero riaperto già da lunedì.

E uno spaccato della divisione partitica l’abbiamo vissuto anche a Cesenatico con la manifestazione delle partite Iva del 4 maggio in piazza Costa: in prima fila, ad un anno dalle elezioni comunali, Giulia Zecchi e Lina Amormino ed il parlamentare leghista Jacopo Morrone arrivato un pelino in ritardo perché, altrimenti, potete scommetterci, il megafono l’avrebbe preso in mano lui. Con buona pace dei manifestanti che, alle prese con problemi ben più stringenti di quelli della politica, erano lì pensando di sfilare per i loro diritti e non certo per condividere il dissenso di una parte politica.

Insomma, ormai attenuata l’emergenza sanitaria, la politica – intesa come disputa del potere e ricerca strumentale del consenso – rimette fuori la testa con gli schemi e i cliché di sempre. Tra le macerie fumanti di un paese ridotto economicamente in ruderi, ripartono i sondaggi per capire chi ci ha rimesso e chi ci ha perso nell’era del Covid. Ignorando che la gente ormai se ne frega della destra e della sinistra. Vuole solo uscire dalla melma. E chiunque gli tiri un salvagente va bene.

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