Ha destato grande sconcerto in città l’arresto del 56enne allenatore di volley di Cesenatico (attualmente a piede libero) accusato di detenzione e diffusione di materiale pedo-pornografico.

Nella memoria del suo Pc, la Polizia Postale ha trovato – scrupolosamente catalogati in varie cartelle – 43mila immagini e video pornografici con minorenni.

L’operazione è stata portata a termine nel novembre scorso, ma è diventata di dominio pubblico solo la scorsa settimana quando la Polizia Postale, presentando il bilancio ufficiale delle sue attività del 2020, tra i 39 casi italiani più emblematici, ha citato anche quello dell’allenatore di Cesenatico.

L’uomo è molto conosciuto in città e la notizia ha subito sollevato reazioni contrastanti. Da una parte, infatti, c’è quella mole imponente di materiale aberrante trovato inequivocabilmente nel suo computer, dall’altra c’è il profilo di un irreprensibile padre di famiglia che, nel corso della sua vita, non ha mai destato il benché minimo sospetto.

Nel corso della sua lunga carriera da allenatore di volley, il 56enne infatti non si è mai macchiato di alcun episodio equivoco e, negli ambienti sportivi in cui ha lavorato, non si sono mai registrate segnalazioni di presunti comportamenti ambigui né tantomeno molesti nei confronti delle giovani pallavoliste.

 
 
 

Inoltre, come hanno riferito alcuni suoi amici, l’uomo ha una modestissima cultura informatica (“chiedeva aiuto anche per stampare un file…”) e dunque non si capisce in quale modo possa aver scaricato un’applicazione che – secondo gli inquirenti – gli avrebbe consentito di navigare sul web in forma anonima e di procurarsi del materiale pedofilo nelle chat – solitamente blindate – frequentate da pedofili criminali.

Lui stesso, di fronte alle accuse infamanti, si è difeso sostenendo di aver inconsapevolmente scaricato quel materiale illegale premendo, senza saperlo, un link di download mentre navigava in siti porno legali.

Va precisato, tuttavia, che l’uomo è accusato non solo di detenzione, ma anche di diffusione di materiale pedo-pornografico e dunque, se le perizie informatiche confermeranno anche l’avvenuto scambio di foto e filmati illegali con altri utenti della rete, la sua tesi difensiva non sarebbe più sostenibile.

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