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di Alma Perego

A 100 anni dalla sua nascita, 5 marzo 1921, torna in libreria il suo libro d’esordio: I Superflui.

Sembra “superfluo” ricordare chi è stato Dante Arfelli, scrittore quasi dimenticato!  Eppure, nei primi anni del dopoguerra, fu acclamato quale “Il nostro Albert Camus” per la capacità di illuminare i problemi della coscienza umana della generazione di quei tempi, e senza dubbio anche dei nostri per le affinità che ricorrono nei suoi testi, paragonate al nostro vivere non del “dopo” ma nel “dentro” una guerra, e la nostra è contro un virus.

Dante Arfelli, dal nome nobile e dal cognome, poco noto, che sa di inafferrabile, di farfalla in volo, da Bertinoro, luogo della nascita e della prima infanzia, giunse a Cesenatico dove la prima scuola media (a lui intitolata dal 2003), all’inizio privata e comunale, si istituì grazie alla sua volontà di trasmettere e insegnare ai giovani quanto la conoscenza fosse importante. Fiorangela Arfelli, figlia d’arte, affermata scrittrice e organizzatrice di eventi culturali, ha lavorato tenacemente un intero anno per far ripubblicare le opere del padre, riportando l’attenzione sui suoi scritti e per trovare un editore adeguato. Non si contano gli atti burocratici, le telefonate fiume e ticchettio incessante sulle tastiere, quasi come il padre e come l’immagine di Hemingway ferma sul muro.

Bene, il progetto è nato! Il 12 di marzo nelle librerie sarà disponibile il libro I Superflui nella nuova veste curata dalla casa editrice Readerforblind nella collana Le Polveri. I successivi libri di Arfelli saranno pubblicati i prossimi anni.

dante arfelli - i superflui
 
 

Perché I Superflui può essere considerato così attuale?

Arfelli lo scrive di getto nel 1948, sarà poi pubblicato l’anno successivo da Rizzzoli in Italia e negli Stati Uniti dalla casa editrice Scribner di New York, la stessa di Hemingway, raggiungendo la vetta altissima della vendita di copie vicine al milione. A decretarne il successo nel 1949 furono Aldo Palazzeschi e gli altri giurati del Premio Venezia (precursore del Campiello) e Anthony West, critico letterario del New Yorker, tra i più autorevoli del tempo.

I Superflui è una storia d’amore, di un viaggio, anche interiore, del protagonista, Luca, che raggiunge Roma da un paese di provincia. Dalle prime righe si individua chiaramente il disegno dell’incertezza umana: ”Già il fermarsi in stazione, quel colpo all’indietro che dà il treno che frena… In quel sobbalzo all’indietro era come se qualcosa gli si fosse staccato dal cuore…”.

E’ un libro corale, dove i personaggi, se non Lidia, la ragazza che agisce, sembrano una cricca di sconfitti, figli dei loro anni, eppure così vicini ai nostri tempi. Il tema conduttore è il sacrificio che si erige e non premia, compensa. Infine, la nota di un fiore dimenticato sul davanzale della finestra, sarà quella pennellata di colore per un timido inno alla vita e alla spregiudicata essenza dell’essere.

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