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Gas, interviene Legambiente su un argomento con diverse sfaccettature. “Sono 110 – si legge – le infrastrutture a gas previste nel nostro Paese tra nuove realizzazioni e ampliamenti di centrali, metanodotti, depositi, rigassificatori e nuove richieste sul fronte delle estrazioni di idrocarburi, al vaglio del Ministero dell’Ambiente e di alcune Regioni. Sono previste per sopperire alla chiusura o riconversione definitiva delle centrali a carbone che causerebbe una necessità di nuova energia per 7.961 MW, e per rispondere al tema della flessibilità e sicurezza delle reti”.

“Una corsa al gas che – prosegue la nota -, se tutte le opere fossero approvate, il nostro Paese pagherà dal punto di vista climatico ed economico con una spesa stimata di 30,2 miliardi di euro – 15 miliardi che pagheremo in bolletta per il nuovo sussidio a sostegno delle centrali che affronteranno i consumi di picco, 11 miliardi per l’ampliamento e la nuova costruzione di centrali a gas e 4,2 miliardi per i nuovi km di metanodotti. Un importo pari quasi a una finanziaria pre-Covid a disposizione del settore fossile”.

“I numeri presentati all’interno del rapporto da Legambiente testimoniano i passi falsi che sta compiendo il nostro Paese in tema di transazione energetica e riduzione fino all’eliminazione delle fonti fossili, che disegnano uno scenario assolutamente non in linea con quelle che sono le politiche e le strategie per la decarbonizzazione del Paese e del Pianeta. Secondo Legambiente l’errore principale è l’aver pensato che l’Italia avesse bisogno di nuove capacità di produzione per affrontare la chiusura degli oltre 7.900 MW di centrali a carbone. Gli oltre 40 GW di potenza già presenti nei territori sarebbero più che sufficienti a produrre quanto mancherebbe dal phase out del carbone, facendo lavorare le centrali da 3.200 ore l’anno a 4.000 (Rapporto Legambiente La decarbonizzazione in Italia non passa per il gas). Così l’uscita dal carbone rischia di essere un totale fallimento climatico, a causa di questa corsa al gas che sta avvenendo nel nostro Paese, a carico di cittadini e cittadine”.

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Alessandro Mazza

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