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Sarà che ci abbiamo fatto un po’ l’abitudine o che questa variante sembra un po’ meno aggressiva rispetto a quelle precedenti, sta di fatto che – benché Rimini sia la terza provincia italiana con il più alto tasso di contagi e Forlì-Cesena l’ottava – in questo fine settimana, sulla riviera romagnola, si festeggerà la Notte Rosa come se niente fosse.

Niente più raccomandazioni da parte dei sindaci (che ci hanno stremato di appelli anche quando i trend di crescita erano inferiori), niente più inviti alla prudenza. Oggi, nel nome del turismo, la parola d’ordine è resilienza, ovvero “convivere con il virus” senza farsi ossessionare.

Se è la scelta giusta o se, ancora una volta, ci stiamo condannando ad una nuova fase di limitazioni, mascherine e green pass, solo il tempo ce lo dirà.

 
 
 
 
 

Al momento possiamo solo prendere atto dell’aumento vertiginoso dei casi sulla riviera romagnola, l’area in cui – non a caso – persistono le più diffuse occasioni di socializzazione. Secondo il monitoraggio della Fondazione Gimbe, infatti, nella settimana del 22-28 giugno le tre province romagnole sono nei primi undici posti in Italia.

Anche per questo – e temendo scenari peggiori – la Regione Emilia-Romagna ha deciso di proseguire con l’attività delle Usca, unità speciali di continuità assistenziale, nate durante la prima fase dell’emergenza sanitaria da Covid, per garantire l’assistenza dei pazienti affetti dal virus che non necessitano di cure ospedaliere.

Lo ha annunciato ieri l’assessore regionale alle Politiche per la Salute Raffaele Donini, a margine di una conferenza stampa.

“La Regione continua con le Usca, oggi esce la circolare – ha precisato Donini – abbiamo intenzione di prolungare questa attività fino alla fine dell’anno; tutte le aziende sanitarie avranno la possibilità di beneficiare di questo servizio che ha erogato complessivamente finora più di 500 mila prestazioni a domicilio”.

L’assessore ha poi fatto il punto sull’aumento dei contagi: “La circolazione del virus è molto consistente e forse ci aspettano altre due o tre settimane in cui vedremo numeri importanti, le mascherine servono soprattutto negli ambienti chiusi; credo che non occorra nemmeno un decreto perché i cittadini in particolare quelli più vulnerabili ed esposti comprendano che è un modo per proteggersi. Negli ambienti chiusi è molto utile e invito a indossarla”.

Per quanto riguarda l’impatto sulle ospedalizzazioni, “è ancora una percentuale molto bassa, soprattutto la gran parte è ospedalizzata con il Covid e non a causa del Covid, però – ha proseguito – per quanto sia una percentuale bassa, se è su numeri importanti può diventare impegnativa, in particolare associata al fatto che per Covid abbiamo centinaia di operatori sanitari in isolamento a casa. Auspichiamo – ha concluso l’assessore – che il picco arrivi quanto prima e si possa organizzare per l’autunno un’efficace campagna di prevenzione”.

 
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