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Alla fine Massimo Bulbi non ce l’ha fatta. Travolto anche lui dal trionfo di Fratelli d’Italia, il candidato scelto dal Pd romagnolo – avanti solo in due comuni su 15 (!) – ha perso prima nettamente (12mila voti di distacco) il confronto con la candidata di centrodestra Gloria Saccani (che l’ha battuto anche nella “sua” Roncofreddo), poi ha fallito anche nel “ripescaggio” per il seggio alla Camera andato alla ravennate Bakkali per una cinquantina di voti.

Una Caporetto per un candidato forse troppo “organico al sistema Pd”, scelto per ragioni discutibili: l’amicizia con il segretario Enrico Letta ed un “premio alla carriera” per aver diligentemente servito il Pd in questi anni.

 
 
 
 
 

Sarà pure “un giorno triste per l’Italia”, come ha detto Letta nel day-after, ma la sconfitta segna uno spartiacque importante per il centro-sinistra romagnolo che, per i prossimi cinque anni, perde il suo “gancio” in Parlamento depotenziando parecchio la sua tradizionale filiera di potere.

Per la verità, Massimo Bulbi non è l’unico sconfitto di questa tornata elettorale perché il centro-sinistra è riuscito a perdere in tutti i collegi uninominali della Romagna. Sconfitto anche Gnassi, ex sindaco “visionario” di Rimini (che però sarà in Parlamento grazie alla quota proporzionale), battuto con 8 punti di distacco dal leghista Jacopo Morrone che così, dopo una sequela di imbarazzanti sconfitte sul territorio, ottiene il suo personale riscatto.

In ogni caso, la tendenza del voto in Romagna è stata clamorosamente chiara: nelle tre province il centro-destra si è aggiudicato tutti i collegi uninominali sia per il senato che per la Camera.

 
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