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Il 2022 per l’economia emiliano-romagnola si è chiuso meglio di quanto previsto a inizio anno: la crescita del Pil dovrebbe, infatti, attestarsi su un +4%.

E’ quanto rileva l’ufficio studi di Unioncamere, sulla base degli Scenari di Prometeia.

L’andamento è in linea con l’aumento del pil a livello nazionale (+3,9%), solo Lombardia, Valle d’Aosta e Veneto fanno segnare valori più alti.

 
 
 
 
 

Se si confronta il pil del 2022 con quello del 2019, quindi con i livelli pre-pandemia, solo Lombardia ed Emilia-Romagna segnano un deciso recupero, per altre nove regioni la variazione è positiva, ma di entità modesta, nelle restanti 11 regioni non si è ancora recuperato.
La prospettiva 2023, sempre secondo Unioncamere, è di una dinamica ancora positiva, ma in netto rallentamento (+0,5%). A frenare la crescita dell’economia pesano soprattutto gli aumenti dei costi energetici e, più in generale, delle materie prime, a cui aggiunge la stretta monetaria in corso.

Il rallentamento del commercio mondiale ha contenuto la crescita dell’export (+3,2%) che tradizionalmente – assieme al turismo – è il traino dell’economia della regione. Per il 2023 si prevede una crescita del 2,7%. Nonostante le difficoltà, tuttavia, al termine del 2023 il valore reale delle esportazioni dovrebbe essere superiore dell’11,6% rispetto al 2019. 

 
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