A seguito della decisione del Consiglio dei Ministri di procedere al commissariamento della Regione per la mancata approvazione del piano di ridimensionamento della rete scolastica per il prossimo anno scolastico – provvedimento che riguarda anche Toscana, Umbria e Sardegna – le organizzazioni sindacali Cisl Scuola, Flc Cgil, Uil Scuola Rua, Snals Confsal e FGU Gilda Unams esprimono una forte e motivata preoccupazione per il futuro delle istituzioni scolastiche della provincia di Forlì-Cesena.
Secondo i sindacati, il ricorso al commissariamento rappresenta una misura forzata che non costituisce una soluzione adeguata né efficace. Al contrario, questa scelta rischia di avere conseguenze negative sulla qualità dell’offerta formativa e sulle condizioni di lavoro del personale docente e ATA, compromettendo l’equilibrio di un sistema già sottoposto a forti pressioni.
Il sistema scolastico italiano è uno dei pilastri fondamentali del Paese. Qualsiasi intervento di riduzione o riorganizzazione della rete scolastica, sottolineano le organizzazioni sindacali, dovrebbe basarsi su un’analisi approfondita dei territori, su un confronto serio e strutturato con chi lavora quotidianamente nelle scuole e su una pianificazione attenta e responsabile. Agire senza questi presupposti significa indebolire un servizio essenziale per le comunità locali.
Già negli anni scolastici precedenti, così come in quello attuale, i sindacati avevano manifestato la propria contrarietà agli accorpamenti delle istituzioni scolastiche. A distanza di mesi, tali valutazioni restano invariate. L’unione di due o più scuole può infatti creare realtà troppo complesse, con sedi numerose e distanti, generando difficoltà organizzative e gestionali per studenti, famiglie e lavoratori.
Inoltre, gli accorpamenti potrebbero tradursi in una riduzione dei posti di lavoro per dirigenti scolastici, personale ATA e docenti, con ricadute occupazionali rilevanti. La progressiva diminuzione delle autonomie scolastiche rischia infine di dar vita a vere e proprie “scuole-mostro”, caratterizzate da un numero eccessivo di alunni o da una copertura territoriale troppo ampia, con effetti negativi sulla didattica e sulla qualità complessiva del servizio educativo.
Le organizzazioni sindacali ribadiscono con forza che la scuola non può essere assimilata a un’azienda: decisioni fondate esclusivamente su criteri economici e numerici non sono appropriate in ambito educativo e non tengono conto delle specificità dei territori e delle comunità che li abitano. Per questo, Cisl Scuola, Flc Cgil, Uil Scuola Rua, Snals Confsal e FGU Gilda Unams richiamano la necessità di tutelare e salvaguardare le comunità scolastiche, affinché possano continuare a svolgere il loro ruolo fondamentale di motore di sviluppo sociale, culturale ed economico del Paese.
