Sono dure le dichiarazioni dei sindacati della scuola sul decreto di dimensionamento scolastico emanato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, che sta producendo i primi effetti concreti anche nel nostro territorio. Secondo Cisl Scuola, Flc Cgil, Uil Scuola Rua, Snals Confsal e FGU Gilda Unams, i tagli alla rete scolastica penalizzano in modo particolare Santa Sofia, Forlì e Cesenatico.
“Il dimensionamento della rete scolastica – spiegano i sindacati – è stato deciso senza un reale confronto tra le parti. Nelle settimane precedenti all’adozione del provvedimento, le organizzazioni sindacali avevano più volte chiesto al Ministero chiarimenti su criteri e tempistiche, rimasti però senza risposta.
Con la pubblicazione del Decreto del Commissario ad acta, si aprono scenari giudicati pesanti per la Provincia. In base al provvedimento:
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l’Istituto comprensivo di Santa Sofia sarà accorpato all’Istituto comprensivo di Civitella e Galeata;
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a Forlì l’IC9 verrà unito all’IC4;
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a Cesenatico è previsto l’accorpamento dei Circoli didattici I e II.
“Ribadiamo la nostra netta contrarietà – dichiarano congiuntamente Cisl Scuola, Flc Cgil, Uil Scuola Rua, Snals Confsal e FGU Gilda Unams – a questa ennesima operazione di tagli all’offerta formativa, che comporta anche una riduzione occupazionale”.
Secondo i sindacati, la conseguenza immediata del dimensionamento scolastico è la creazione di istituzioni scolastiche eccessivamente grandi, spesso con sedi distribuite su più comuni. Questo comporta segreterie e servizi amministrativi sotto forte pressione, un indebolimento della capacità organizzativa delle comunità educanti e ricadute negative su personale scolastico, studenti, famiglie e amministrazioni locali.
Particolarmente grave, sottolineano le organizzazioni sindacali, è il taglio al personale ATA, che rischia di avere ripercussioni anche sulla sicurezza degli istituti scolastici.
L’operazione di taglio ha colpito soprattutto gli istituti del primo ciclo – scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado – dando vita a scuole “monstre” con una popolazione che oscilla tra i 1.000 e i 1.800 alunni. Una scelta ritenuta incomprensibile in un contesto regionale come quello dell’Emilia-Romagna, dove i numeri sono in equilibrio, aggravata dall’opacità del Ministero, che ha imposto la chiusura di 17 autonomie scolastiche senza spiegazioni sui criteri adottati.
“Le decisioni basate esclusivamente su criteri economici e numerici – concludono i sindacati – non sono adeguate in ambito educativo e non tengono conto delle specificità dei territori e delle comunità che li abitano”.
Per queste ragioni Cisl Scuola, Flc Cgil, Uil Scuola Rua, Snals Confsal e FGU Gilda Unams chiedono la sospensione degli effetti del decreto, ritenuto grave e dannoso per l’offerta formativa e per l’organizzazione del servizio scolastico nei territori, auspicando inoltre un intervento a livello parlamentare per modificare una scelta definita ingiusta e penalizzante per la scuola pubblica.

