Dopo la possibilità di una proroga delle concessioni balneari fino al 2030, limitata ai casi di comprovate difficoltà nello svolgimento delle gare, emerge ora un aggiornamento significativo che frena l’iter normativo.
La proposta di proroga, pensata soprattutto per i territori colpiti da gravi danni dovuti all’erosione costiera o a eventi meteo estremi — come quelli registrati lo scorso gennaio in Calabria, Sardegna e Sicilia, dove è stato dichiarato lo stato di emergenza — ha incontrato un primo ostacolo istituzionale.
Il cosiddetto blitz normativo, infatti, si è arenato subito dopo l’approvazione dell’emendamento leghista al decreto Infrastrutture in Commissione Ambiente: il testo è stato successivamente bocciato in Commissione Bilancio.
Il parere contrario e i nodi europei
Alla base dello stop c’è un parere negativo legato all’incompatibilità con l’articolo 81 della Costituzione, quindi alla mancanza di adeguate coperture finanziarie. Ma non solo: sul tema pesa anche il quadro normativo europeo. L’Unione Europea avrebbe infatti aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia in relazione alla gestione delle concessioni demaniali.
Il nodo centrale resta la direttiva Bolkestein del 2006, che vieta i rinnovi automatici delle concessioni, imponendo procedure di gara pubblica. Da Bruxelles sarebbero già arrivate indicazioni e possibili sanzioni, elementi che hanno contribuito al parere contrario.
Le reazioni dal territorio
Sulla questione interviene Simone Battistoni, presidente della cooperativa bagnini di Cesenatico, che ha chiarito i limiti dell’emendamento: “L’emendamento – se verrà approvato – è generico e vale solo per quei territori dove c’è stato un impatto clamoroso. Non nasce per fenomeni erosivi come quelli di Cesenatico, ma solo per casi estremi. Non comporterà un ritardo nei bandi”.
Battistoni sottolinea come l’eventuale proroga possa essere utile per quei concessionari che hanno visto gli stabilimenti distrutti dalle mareggiate, ma evidenzia anche le criticità del sistema: “Peccato che non siano stati approvati altri emendamenti che avrebbero portato chiarezza nei bandi che tra pochi mesi verranno pubblicati e sui quali ancora regna incertezza”.
Il presidente lancia poi un duro affondo: “È incomprensibile che il Governo non intervenga in un sistema di bandi che metterà sul mercato migliaia di famiglie e rischia di compromettere l’intero sistema balneare nazionale. Si procederà con regole diverse da Comune a Comune: in pochi casi a tutela degli attuali concessionari, nella maggior parte con criteri assurdi che porteranno anche a un aumento dei costi per i consumatori”.

