Ortaggi e rincari: i prezzi aumentano per i costi di produzione, non per speculazione
Attribuire agli orticoltori la responsabilità dell’aumento dei prezzi della verdura significa ignorare la realtà dei conti aziendali. Secondo Matteo Brunelli, presidente della sezione orticoltura di Confagricoltura Forlì-Cesena e Rimini, i rincari che i consumatori vedono al banco sono il risultato di un’impennata improvvisa dei costi che colpisce l’intera filiera, dal campo alla logistica.
Le tensioni internazionali in Medio Oriente, aggravate dalla crisi nello Stretto di Hormuz, stanno mettendo sotto forte pressione le aziende agricole romagnole, impegnate in una stagione particolarmente difficile.
I fattori che pesano sul carrello: carburanti e logistica
Il primo e più immediato impatto riguarda il settore energetico. I trasporti hanno registrato maggiorazioni tra il 15% e il 25% per la movimentazione delle merci verso i centri di distribuzione. Ancora più critico è il dato sul gasolio agricolo: in circa un mese il prezzo è passato da 0,80 a 1,27 euro al litro. Questo aumento influisce direttamente su tutte le fasi produttive:
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Lavorazioni meccaniche in campo.
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Trazione dei mezzi agricoli.
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Sistemi di irrigazione e gestione delle colture.
La specificità dell’orticoltura: cicli brevi e costi invisibili
L’orticoltura è un comparto unico perché caratterizzato da cicli produttivi molto rapidi. Se aumenta il costo di un fattore produttivo oggi, l’effetto sul prezzo finale è quasi immediato. In questo scenario, produrre ortaggi può costare oggi dal 30% al 50% in più rispetto al passato. Oltre al carburante, Brunelli evidenzia una serie di “costi invisibili” al consumatore ma determinanti per il bilancio di un’azienda:
- Materiali da imballaggio: aumenti per plastiche, film per confezionamento (flowpack), cestini e cassette.
- Fertilizzanti: urea e concimi incidono pesantemente sui costi di fertilizzazione.
- Fattore climatico: le piogge persistenti di febbraio hanno ritardato semine e trapianti, creando una minore disponibilità di prodotto che ha spinto i prezzi verso l’alto.
Oltre l’emergenza: le soluzioni strutturali proposte da Confagricoltura
Il rischio reale per il settore non è la generazione di extraprofitti, ma la compressione dei margini che mette a rischio la sopravvivenza stessa delle imprese. Sebbene il taglio delle accise sia stato un intervento utile, Brunelli lo definisce una misura di breve periodo incapace di risolvere nodi strutturali. Per difendere la redditività e garantire la disponibilità di prodotto locale, Confagricoltura suggerisce una strategia basata su:
- Aggregazione dell’offerta: fare massa critica per avere più forza sul mercato.
- Sinergia con la GDO: una collaborazione più stretta con la Grande Distribuzione Organizzata.
- Catasto orticolo: uno strumento evoluto per migliorare la pianificazione produttiva e governare meglio i cicli brevi.
“Uniti si va avanti meglio” conclude Brunelli, ribadendo che tutelare le imprese orticole significa garantire la tenuta economica di una filiera essenziale per tutto il territorio.

