Per oltre trent’anni sono rimasti appesi alle pareti della COCIF, visibili a pochissimi fortunati spettatori. Un De Chirico, un Carrà, un Casorati, un Ligabue. Da sabato 19 settembre quelle tele lasciano per la prima volta gli spazi di Cocif ed entrano in un museo: l’appuntamento è alle 18 nella ex Chiesa della Madonna di Loreto, dentro il Polo Museale del Castello Malatestiano di Longiano, per l’inaugurazione di “L’Arte celata. La Collezione Cocif”, promossa e organizzata dalla Fondazione Tito Balestra ETS.

A curare il percorso è Claudio Spadoni, tra i più autorevoli studiosi del Novecento italiano, già direttore della Galleria d’Arte Moderna di Bologna.

Una collezione nata in fabbrica

La storia comincia a metà degli anni Novanta. Cocif è una cooperativa longianese ormai affermata nella produzione di porte e finestre, e il suo storico presidente Vincenzo Bellavista decide di affiancare alla crescita industriale un percorso culturale. L’idea di partenza è tanto semplice quanto poco ovvia per un’impresa manifatturiera: chi produce bellezza con il proprio lavoro deve misurarsi anche con la bellezza dell’arte.

Da lì la raccolta cresce opera dopo opera, accanto al sostegno ad altre attività culturali, dal teatro alle arti visive. Ma resta dentro l’azienda. Mostrata in rarissime occasioni e a pochi occhi, tanto che negli anni si è caricata di un’aura quasi leggendaria.

“Non solo per spirito collezionistico”, spiega Luigi Marconi, presidente di Cocif, ma come punto di riferimento e d’ispirazione, in una volontà di connessione tra prodotto artigianale e prodotto artistico. L’operazione di oggi nasce nell’81° anniversario della cooperativa, su idea del presidente che lo ha preceduto, Luca Benedettini: far cadere il velo, riportare le opere allo sguardo del territorio in cui l’azienda lavora.

Cosa si vede in mostra

Venti tele di maestri assoluti compongono il nucleo dell’esposizione. Il percorso attraversa stagioni e linguaggi diversi: dalle atmosfere sospese e metafisiche di Giorgio de Chirico alla solidità del paesaggio di Carlo Carrà, dalle figure enigmatiche di Felice Casorati e Massimo Campigli alla forza visionaria di Antonio Ligabue.

I pezzi principali

Tra le opere più significative figurano Vita silente in un paese di De Chirico (1960), Paesaggio toscano di Carrà (1958), La lettera di Casorati (1959), La soprano di Campigli (1949), Castello con troika di Ligabue, L’œuf sur le plat di Gino Severini (1947), Tetti a Roma di Renato Guttuso (1976) e Paesaggio con gli ulivi di Ottone Rosai (1945).

Completano il quadro lavori di Filippo de Pisis, Mario Tozzi, Maurice Utrillo, insieme a opere di Giovanni Cappelli, Silvano D’Ambrosio e Roberto Masi. La raccolta comprende anche pittura italiana tra Settecento e Ottocento — da Bartolomeo Pedon a Károly Brocky — che allarga l’arco cronologico del percorso.

Due collezioni che si parlano

Il valore dell’operazione non sta solo nell’apertura al pubblico. Le opere Cocif entrano in un museo che di arte moderna e contemporanea vive, e il confronto tra le due raccolte è parte del progetto espositivo.

“Organizzare e ospitare questa mostra è per noi un grande motivo d’orgoglio”, afferma Flaminio Balestra, direttore della Fondazione Tito Balestra, che parla di un incontro capace di arricchire entrambe le collezioni. Nel testo di presentazione il direttore usa una parola precisa per definire il gesto: restituzione. Un patrimonio privato che diventa occasione di conoscenza condivisa, e un esempio concreto di collezionismo d’impresa con ricadute culturali sul territorio.

Informazioni pratiche

Sede: Polo Museale della Fondazione Tito Balestra, ex Chiesa della Madonna di Loreto, Castello Malatestiano, Piazza Malatestiana 1, Longiano (FC)
Inaugurazione: sabato 19 settembre 2026, ore 18
Periodo: dal 19 settembre al 29 novembre 2026
Orari: da martedì a domenica e festivi, 10.00–12.00 e 15.00–19.00
Ingresso: 7 euro, compreso nel biglietto di visita alla Fondazione Balestra
Info: tel. 0547 665850 – 665420, fondazionetitobalestra.org

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