Estate 2026 e 2003 a confronto: l’anomalia a 500 hPa racconta un’Europa diversa secondo l’analisi di Pierluigi Randi
Saliamo ancora più in alto e guardiamo l’anomalia di altezza del geopotenziale sul piano isobarico dei 500 hPa, a circa 5500 metri di quota. Mettiamo a confronto il quadro giugno-agosto 2003 (a sinistra) con quello del 2026 (a destra), sempre rispetto alla media del trentennio 1991-2020, il più recente.
L’anomalia dell’estate 2026 supera quella del 2003, pur storica, sia per intensità assoluta sia per estensione. Lo si vede anche dalle mappe: la scala dei colori non è la stessa. Per il 2003 va da -50 a +45 m, mentre per il 2026 è stato necessario allargarla da -70 a +70 m. Con valori positivi così elevati, altrimenti, nella legenda “non ci si stava dentro”.
Il 2003: un nucleo forte, ma stretto tra due poli opposti
Nell’estate 2003 il massimo principale si colloca tra l’Europa centrale e l’arco alpino, con picchi che superano di poco i +45 m. Un secondo massimo relativo, sopra i 35 m, compare a nord della Scandinavia.
Quell’anomalia positiva era però compressa tra due poli di segno opposto molto marcati. Il primo sull’Atlantico, fino a -20 m. Il secondo, più profondo, su Russia ed Europa orientale, con valori inferiori a -50 m. Il risultato era un’ondata di calore intensa ma confinata al solo settore centro-occidentale del continente.
Il 2026: un nucleo più profondo e un’impronta continentale
Nel 2026 il nucleo principale dell’anomalia positiva è decisamente più profondo ed esteso. Copre tutta la Francia, l’est della Spagna, il sud del Regno Unito, la Germania occidentale, l’area alpina e il centro-nord Italia. Il massimo assoluto, prossimo ai 70 m, cade sul Sud della Francia. Un’ampia area tra 45 e 55 m abbraccia quasi tutta l’Europa centro-occidentale e una bella fetta del Mediterraneo.
La distribuzione ha anche un carattere più pervasivo, a “onda lunga”. L’anomalia superiore a +15/+25 m avvolge praticamente l’intero continente, dall’Iberia alla Scandinavia, fino al Mediterraneo orientale e ai Balcani. Del polo negativo orientale del 2003 non c’è traccia. L’unica anomalia negativa significativa resta relegata alle latitudini più elevate, vicino al Circolo Polare Artico.
Cosa significa in termini pratici
Nell’estate 2026, in media, per trovare la pressione di 500 hPa bisognava salire di 45-55 m rispetto al normale, in alcune aree anche di 65-70 m. Succede solo se la massa d’aria è estremamente calda. Rispetto ai livelli già più che ragguardevoli del 2003, la quota da raggiungere era più alta di 15-25 m.
Un’anomalia diffusa tra 35 e 65 m su oltre metà del continente non indica soltanto frequenti regimi di blocco dinamico. Rivela una massa d’aria troposferica mediamente molto più calda della norma su scala stagionale. C’è un contributo marcato di espansione termica, cioè dello spessore del layer 1000-500 hPa, integrato su tre mesi.
Stessa estate, ma su una base più calda
In sintesi, l’estate estrema del 2026 è quasi una replica di quella del 2003, ma poggia su un fondo climatico molto più caldo, dopo 23 anni di riscaldamento al galoppo. Non è solo una questione di regimi meteorologici dominanti: è cambiato “l’ambiente di lavoro”.
Ed è uno dei motivi per cui l’estate 2026 risulta più facilmente replicabile di quella del 2003. Sembra un paradosso, ma non lo è.






