Il SI Fest è il festival di fotografia di rilevanza nazionale più vicino a noi e, a memoria, l’unico della Romagna. Savignano sul Rubicone è, di fatto, il posto in cui bisogna essere per capire quali linguaggi e tendenze stiano dominando la fotografia contemporanea. Abbiamo avuto l’opportunità di visitarlo per voi ed ecco il nostro parere.
La premessa
Il Si Fest conserva un chiaro omaggio al fotografo che ha raccontato e racchiuso in immagini gli anni della riviera che tutti ricordano. Marco Pesaresi ha raccontato (tra gli altri) la Romagna godereccia, eccessiva e passionale. Non lo ha fatto con lo sguardo sfuggente dello “scattino”, ma di chi è stato parte di quell’atmosfera fino al midollo. Lo ha fatto con poesia e bellezza. Ogni comune dovrebbe regalare ad ogni nuovo nato una copia della ristampa di “Rimini”. Marco Pesaresi, ancora oggi, reputo non abbia avuto la rilevanza internazionale che meriterebbe forse per la nostra stupida e autosabotante esterofilia più interessata a scoprire ipotetici talenti da chissà dove quando sono sotto casa.
Autori selezionati
Robbie Lawrence. Lo seguo da tempo; il suo uso dei colori e del contrasto è ammirevole e ha fatto scuola. In questa edizione espone un lavoro su un gioco tradizionale scozzese che, a dire il vero, non mi ha pienamente entusiasmato. Resta comunque notevole la composizione a parete, con immagini sospese tra il teatro e l’onirico. In ogni caso, poter ammirare i suoi scatti da vicino è un’esperienza preziosa.
Carlos Folgoso Sueiro. La vera rivelazione con “Beyond the lake“. Un progetto completo in cui la narrazione intima e una luce magistrale danno vita a un’opera di altissimo livello. Se fosse un libro, sarebbe uno di quelli da riaprire almeno un paio di volte al mese per il puro piacere di farlo. La mostra racconta la storia – una denuncia tutta galiziana – di chi ha dovuto abbandonare le proprie case a causa della costruzione di una diga. La foto di ciò che resta dopo il ritiro delle acque, accompagnata dalla didascalia, è di una potenza straordinaria.
Il fotogiornalismo. Spazio all’attualità e alla grande reportage con le immagini, già iconiche, di Pietro Masturzo dalla Palestina; Jack Califano ha documentato un altro tema caldo: le proteste contro l’ICE, fino alle drammatiche testimonianze della disperazione umana a Kiev di Alfredo Bosco. Interessante anche la selezione di foto di Christopher Anderson. Non c’è un progetto vero e proprio quanto una selezione di foto esposte, come dichiara l’autore, con la logica del “Apro l’archivio con foto non in ordine cronologico”. Lui può farlo. Leggendo le età degli autori e con un minimo di esperienza fotografica in testa salta agli occhi come chi è più maturo realizza lavori più approfonditi, curati e meno standard o meno in linea con la moda del momento.
Andi Galdi Vikò: splendido il progetto “Sorry I gave birth. I Disappeared but now I’m back”, in cui l’autrice racconta i primi mesi dopo il parto attraverso foto curatissime, inusuali e apparentemente semplici. Ci piace pensare che la fotografa non sia riuscita a separarsi dalla macchina neanche in settimane così impegnative, unendo magistralmente l’utile al dilettevole. Il risultato è originale, fuori dagli schemi e decisamente stimolante.
Un piccolo consiglio per il futuro
L’unica nota che mi sento di muovere riguarda la valorizzazione dei talenti del territorio: è arrivato il momento che i fotografi ormai affermati trovino uno spazio degno di nota all’interno del SI Fest. Non una sala nascosta in un vicolo, ma un ruolo di primo piano, perché ci sono e meritano palcoscenici all’altezza. Per fare tre nomi su tutti: Elisabetta Zavoli, Lorenzo Mini e Nicolas Brunetti.
C’è un altro week end a disposizione per visitare le mostre. Clicca qui per le info!











