Siccità, l’allarme di Romagna Acque: «Senza pioggia, l’acqua potrebbe finire a febbraio»

Il presidente Fabrizio Landi è intervenuto al Rotary Cesena per parlare delle riserve idriche e degli investimenti necessari a garantire l’approvvigionamento. 

«Se non piove, con l’acqua rimasta si arriva a febbraio e poi si chiude». Le parole di Fabrizio Landi, presidente di Romagna Acque, fotografano la situazione delle riserve idriche e le preoccupazioni per i prossimi mesi. Landi ne ha parlato giovedì 5 novembre durante la conviviale del Rotary Cesena, al teatro Verdi, dedicata alla gestione dell’acqua e alle strategie per affrontare la siccità.

Una serata nella quale si è parlato anche degli investimenti necessari per rafforzare il sistema idrico romagnolo, sempre più esposto alle conseguenze dei cambiamenti climatici.

Un sistema che serve un milione di persone

Romagna Acque gestisce l’approvvigionamento idrico di 59 Comuni e circa un milione di abitanti, in un territorio che comprende le province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini.

Nel corso dell’incontro Landi ha illustrato i numeri della società: circa 106 milioni di metri cubi d’acqua forniti ogni anno e un valore della produzione di 71 milioni di euro. L’acqua viene ceduta a Hera, che si occupa poi della distribuzione agli utenti.

Una quota vicina alla metà proviene dalla diga di Ridracoli. Il resto arriva da pozzi, falde e altre fonti di approvvigionamento, compreso il fiume Po.

Il presidente ha ricordato anche le caratteristiche dell’acqua di Ridracoli, che esce dalla diga con qualità paragonabili a quelle di un’acqua oligominerale. Ha quindi descritto Romagna Acque come un sistema fondato sulla collaborazione tra amministrazioni locali:

«È un patto fra Comuni, tra quelli di montagna e quelli di pianura».

Un equilibrio che oggi deve fare i conti con precipitazioni meno regolari, periodi prolungati senza pioggia e fenomeni meteorologici sempre più concentrati.

Dal fiume Rabbi nuove risorse per Ridracoli

Tra i progetti illustrati da Landi c’è la realizzazione di un collegamento lungo circa un chilometro e mezzo tra il fiume Rabbi e il sistema di approvvigionamento della diga di Ridracoli, nell’area del parco.

L’intervento potrebbe garantire una disponibilità aggiuntiva compresa tra 7 e 14 milioni di metri cubi d’acqua all’anno. Un contributo che potrebbe rafforzare le riserve e ridurre la vulnerabilità del sistema nei periodi di maggiore difficoltà.

Per realizzare opere di questo tipo, ha spiegato Landi, serve però un coordinamento tra i soggetti coinvolti, attraverso una vera e propria cabina di regia capace di programmare gli interventi e sostenere gli investimenti.

Acqua depurata e pioggia: risorse ancora poco utilizzate

Un altro fronte riguarda il recupero delle acque già utilizzate. Landi ha portato l’esempio di Rimini, dove circa 30 milioni di metri cubi di acqua depurata finiscono ogni anno in mare. Una quantità che, almeno in parte, potrebbe essere recuperata e destinata ad altri impieghi.

C’è poi il tema della raccolta dell’acqua piovana, una pratica ancora poco diffusa. Recuperare e conservare l’acqua quando è disponibile diventa una necessità in un contesto nel quale le riserve non possono essere considerate garantite.

La gestione della risorsa idrica, secondo quanto emerso durante l’incontro, richiede quindi nuove infrastrutture, una programmazione condivisa e maggiore attenzione anche ai consumi quotidiani.

Unisciti al nostro canale Whatsapp