Quando l’architettura cattura la luce: la chiesa di Bagnarola firmata Ilario Fioravanti

Un’opera dove lo spazio sacro dialoga direttamente con la materia e l’ambiente circostante: la chiesa dei Santi Filippo e Giacomo a Bagnarola di Cesenatico rappresenta uno degli snodi più interessanti nel percorso espressivo dell’architetto cesenate Ilario Fioravanti.

Progettato nel 1961, l’edificio encatena la ricerca formale e spirituale che ha distinto la visione visiva e progettuale del maestro romagnolo.

progetto chiesa Bagnarola

Il dispositivo architettonico e il gioco della luce

Il cuore compositivo della struttura risiede nella sua particolare concezione spaziale. Fioravanti introduce una soluzione tecnica e formale poi ripresa e sviluppata anche in altre sue opere successive, come la chiesa del Monastero:

  • Innalzamento dell’abside: l’abside a semicupola viene sollevata oltre la quota della copertura a falde ed è orientata a nord-ovest.

  • Cattura della luce: questo volume sporgente funziona come un vero e proprio dispositivo ottico studiato per intercettare i raggi provenienti da sud-est fin dalla mattina.

  • La pianta ad aula e la volumetria sono asimmetriche, il tetto è a capanna, gli elementi che sorreggono la copertura sono moderne capriate con una catena in acciaio anch’esse rispecchiano gli spazi. Si tratta di un’architettura che sottolinea la semplicità, ma anche una progettazione guidata dalla fede. La simmetria della facciata potrebbe essere ispirata dal fatto che la chiesa venisse vista in movimento, considerando la collocazione lungo una strada trafficata.
  • Il vestibolo o portico (anch’esso asimmetrico) è di ispirazione paleocristiana e bizantina che rimarca le origini antiche degli insediamenti. Questo portico è coperto da un tetto a falda unica e ingloba la scala di 10 gradini che porta al piano di calpestio.
  • Materialità ed emozione: la luce naturale scivola lungo le curve interne in mattoni a vista, valorizzando la trama viva della tessitura muraria. I mattoni che Fioravanti utilizza sono sempre dotati di una superficie rugosa che gioca con la luce radente e il loro colore non è omogeneo ma crea un pattern ordinato, quasi un ricamo, che richiede una attenzione costruttiva molto complessa.

Sulla facciata spicca la Croce di Gerusalemme (o Croce di Terrasanta), caratterizzata dalla grande croce potenziata al centro affiancata da quattro crocettine minori nei quadranti. Questo antico simbolo cristiano racchiude un profondo significato teologico e spirituale: le cinque croci rappresentano idealmente le cinque piaghe della Passione di Cristo,mentre la struttura composita simboleggia la diffusione del Vangelo ai quattro angoli della Terra a partire dal suo centro a Gerusalemme. Anche questo elemento suggerisce un carattere nomade di chiesa del viandante, tema caro a Fioravanti come vedremo in una prossima opera che analizzeremo.

chiesa di bagnarola

Arte e architettura: la vetrata dell’Incoronazione

A completare la sintesi tra struttura e superficie interviene il contributo plastico dello stesso Fioravanti. L’ingresso della luce fa risplendere la vetrata istoriata raffigurante l’ Incoronazione della Vergine, ideata dall’architetto.

  • Le forme e le cromaticità del vetro cambiano e trascolorano con il passare delle ore e il movimento del sole.

  • L’effetto crea una trasposizione visiva in continuo mutamento, capace di unire arte figurative e spazio abitato.

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