Raccolta differenziata, la Romagna tiene il passo: Cesena all’87,5%, Forlì-Cesena terza provincia in regione
L’Emilia-Romagna ha centrato l’obiettivo che si era data sulla carta nel 2022. Nel 2025 la raccolta differenziata dei rifiuti urbani si è attestata all’80,3%, un punto e tre decimi in più rispetto all’anno precedente, superando così la soglia dell’80% fissata dal Piano regionale di gestione dei rifiuti e per l’economia circolare 2022-2027. Un numero che, letto da vicino, racconta una regione a due velocità: territori ormai stabilmente sopra il 90% e altri che arrancano ancora sotto il 70%.
I numeri della regione
Sono 192 i Comuni emiliano-romagnoli oltre l’80% di differenziata, il 58,2% del totale. Quarantaquattro, pari al 13,3%, hanno raggiunto o superato il 90%. Nel dettaglio delle frazioni raccolte, l’organico resta di gran lunga la componente principale con il 37,7% del totale, seguito da carta (18,6%), legno (8,6%), vetro (8,3%), plastica (8,2%) e ingombranti (4,5%).
Un ruolo decisivo, spiega la Regione, l’ha giocato la regolazione del servizio: al 2025 sono 12 su 17 i bacini gestionali con affidamenti di lungo periodo già completati, tutti con obiettivi ambientali allineati al Piano.
Forlì-Cesena terza, Cesena seconda tra i capoluoghi
Nella classifica provinciale Modena si conferma la più virtuosa con l’85,5% (+1,3%), davanti a Reggio Emilia (85,1%, +0,7%) e a Forlì-Cesena, terza con l’84,6% e una crescita di 1,3 punti. Seguono Ravenna all’82,1% (+1,4%), Parma all’80,5%, Ferrara al 78,4%, Bologna al 76,8%, Piacenza al 76,4% e Rimini, ultima, al 69,8% con un incremento di appena 0,6 punti.
Il dato che riguarda più da vicino il nostro territorio arriva però dalla graduatoria dei capoluoghi. Cesena chiude il 2025 all’87,5%, in aumento di 1,7 punti: è il secondo miglior risultato regionale, dietro alla sola Ferrara (88,8%) e davanti a Reggio Emilia (85,1%). Forlì si ferma all’82,2%, con una crescita minima dello 0,2%. In coda restano Bologna, unico capoluogo in calo (72,5%, -0,3%), e Rimini al 67,6%.
Proprio sul caso riminese la Regione mette nero su bianco una spiegazione politica prima che tecnica: la procedura di affidamento del servizio non è ancora partita, e questo ha frenato gli investimenti necessari a migliorare le performance.
La costa e l’obiettivo del 79%
Il Piano regionale non ragiona solo per province, ma per aree omogenee, assegnando a ciascuna un target calibrato sulle sue caratteristiche. Ai Comuni capoluogo e a quelli costieri — Cesenatico compresa — è chiesto di arrivare al 79%: soglia più bassa rispetto alla pianura proprio perché la pressione turistica stagionale complica la gestione dei rifiuti, moltiplicando utenze non residenti, flussi irregolari e quote di indifferenziato difficili da intercettare.
Al momento 14 Comuni su 23 di questa fascia hanno già centrato l’obiettivo. Significa che nove sono ancora sotto, e che sulla costa il margine di miglioramento resta ampio.
Diverso il quadro nelle altre aree. In pianura, dove il target è fissato all’84%, lo hanno superato 99 Comuni su 180. In montagna, con un obiettivo più prudente al 67%, sono 68 su 127 ad averlo raggiunto: qui la crescita è stata la più marcata dell’intera regione, 3,4 punti in un anno, per un dato complessivo che sale al 71,1%.
“Non più rifiuti, ma risorse”
Il commento istituzionale arriva dal presidente della Regione Michele de Pascale e dall’assessora all’Ambiente Irene Priolo, che leggono il risultato come <cite>”una sfida ambientale e culturale”</cite> più che come un semplice traguardo statistico. Il ragionamento è quello dell’economia circolare: ogni materiale differenziato correttamente torna nei cicli produttivi come materia prima, sottraendosi allo smaltimento.
De Pascale e Priolo insistono anche sulla necessità di tenere insieme cittadini, Comuni e gestori, richiamando il fatto che il sistema regge solo se tutti e tre i livelli continuano a fare la loro parte. Il riferimento finale è al Rapporto Rifiuti urbani di Ispra, che lo scorso anno aveva collocato l’Emilia-Romagna al primo posto in Italia per raccolta differenziata: i numeri del 2025 lasciano intravedere la conferma del primato.
Resta, sotto la superficie del dato aggregato, la distanza tra chi ha già superato il 90% e chi fatica a stare sopra i due terzi. È lì, più che nella media regionale, che si giocherà la partita dei prossimi due anni di Piano.






