Villa Placucci, la firma di Bravetti nel cuore di Cesenatico
In viale Giosuè Carducci, a Cesenatico, sorge un edificio che porta la data del 1937 e la firma dell’architetto S. Bravetti: Villa Placucci. A raccontarne la storia e il valore architettonico è il volume Itinerari di architettura moderna di Ulisse Tramonti, che alla scheda numero 7 del suo censimento dedica ampio spazio a questa residenza, oggi poco nota ai più ma significativa per comprendere come il linguaggio razionalista sia arrivato fino alla costa romagnola.
Una formazione romana, un dialogo con Piccinato
Il progetto rivela la formazione culturale di Bravetti, maturata nella neonata Facoltà di Architettura di Roma, in anni in cui il dibattito sull’architettura moderna era acceso e la collaborazione con Luigi Piccinato ne aveva arricchito il percorso. Villa Placucci nasce proprio nel momento in cui l’architettura del regime iniziava a virare verso enfasi più rigide e monumentali: per questo motivo l’opera segna, di fatto, la chiusura di una breve stagione di vicinanza al razionalismo da parte del suo autore.
I riferimenti al razionalismo italiano ed europeo
Secondo Tramonti, la villa mostra analogie dirette con alcune tra le opere più rappresentative del razionalismo italiano: il progetto di Giovanni Michelucci per la villa alla Camilluccia del compositore Alfredo Casella, presentato alla seconda mostra romana del M.I.A.R. nel 1931, e i progetti del concorso per un lotto di villini a Ostia Lido, pubblicati nel 1932 sulla rivista Architettura — un concorso rimasto unico nel suo genere per aver avuto come tema la residenza privata.
Da questi riferimenti Bravetti riprende alcuni elementi distintivi: il corpo semicircolare a gazebo che chiude la terrazza, la pergola al primo piano, l’alto frontone che nasconde una copertura di impianto tradizionale.
Due appartamenti in un solo volume
Una particolarità del progetto nasce da una richiesta precisa della committenza: la villa doveva essere divisa in due appartamenti, uno per il proprietario e l’altro probabilmente destinato alla locazione. Bravetti risolve l’esigenza con una combinazione sapiente di volumi elementari, resi omogenei dalla monocromia dell’intonaco, che restituisce all’edificio un aspetto quasi privo di materialità — una soluzione, spiega Tramonti, molto vicina al lessico del razionalismo europeo.
Costruita in piena autarchia
La villa fu realizzata negli anni dell’autarchia fascista, quando l’uso del ferro nelle costruzioni era fortemente limitato: per questo motivo Villa Placucci fu edificata interamente in muratura portante, una scelta tecnica figlia del contesto storico più che di una precisa opzione progettuale.
Fonte: Ulisse Tramonti, Itinerari di architettura moderna, p. 233. (Ed. Alinea) Foto monocromo Francesco Scolini





