Questa rubrica è un’opera di fantasia e ironia. “Quella del terzo” ascolta, distorce e racconta: nomi, fatti e facce sono inventati o stravolti. Quel che segue è finzione con cattiveria buona: si scherza, si spara alto e non si fa sul serio. Se ti riconosci, è un caso. Se ti offendi, hai letto troppo sul serio. Chi cerca cronaca è al piano sbagliato.
Non so a voi, ma a me piace organizzare cenette con amici, festicciole, quei mini eventi tra pochi eletti in cui prepari un sacco di piatti sfiziosi, di quelli che vedi su Instagram, con un aspetto stupendo e super invitante.
Allora ti metti lì e inizi a scrollare su Instagram alla ricerca di idee. Ma ci avete fatto caso? Son tutte ricette da 3 ingredienti. Vedi una torta salata superguarnita che Cracco scansati e l’influencer di turno che dice: “La vedi questa? L’ho fatta in meno di un’ora e con soli 3 ingredienti, giusto quello che avevo in frigo e che sicuramente avrai anche tu”.
Che tu, insomma, resti lì e ti dici: “Cavolo, 3 ingredienti e giusto quelli che si trovano in tutti i FRIGHI del mondo? Posso farla anch’io, cosa ci vorrà mai?” Poi prosegui a guardare il video, la mitica influ comincia a preparare e scopri che:
– ti offre una panoramica della sua cucina, grande come il mio appartamento e una penisola che è grande come la Sicilia, tutta marmorizzata che a Carrara ancora piangono per il materiale che è stato usato;
– ha un set di pentole e sfodera dei robot da cucina talmente all’avanguardia che mentre ti frullano il frullabile, ti programmano anche il corso di inglese per l’inverno, cercano su Netflix l’ultima serie da guardare mentre ceni e Arnold Schwarzenegger ti arriva in tenuta da Terminator a far la prova dello stuzzicadenti per vedere se la torta è cotta al punto giusto;
– lei non ha un frigo. Ha direttamente il reparto freschi del Cash & Carry, con tanto di omino che le porta il Salmone direttamente dai fiordi della Norvegia e glielo poggia sul piano di lavoro su di un vassoio di argento finemente lavorato da antichi artigiani moldavi del medioevo;
– i 3 ingredienti si trasformano in 15 alimenti dalla provenienza discutibile, tra i quali il sale rosa delle Ande peruviane, latte di yak del Tibet, uova fecondate di anatra delle Filippine, nido di rondine della Malesia, caviale di formica della Colombia, cacao criollo del Venezuela, umeboshi di Wakayama e per guarnire, polline di fiore di cactus del deserto di Sonora…
Ma è una ricetta o il Giro intorno al mondo di Verne, con Cannavacciuolo come guida turistica? Ecco. Io queste cose non le capisco. È un po’ come i nudolini già pronti. Sulla confezione dice “pronti in 3 minuti”. Poi li vai a preparare e ti serve il tempo per scaldare l’acqua e portarla ai 100 gradi. E già come minimo ne son passati 2 se usi il bollitore (se usi la pentola ci vuol di più). Poi la versi nel contenitore e copri. Quindi in teoria in 1 minuto dovrebbero essere pronti, no? E invece, manco si son bagnati le puntine. Ma anche se ne aspetti 3 il risultato, non è che migliori più di tanto: i nudolini sono ancora tosti che pare di mangiare del cartoncino. Quindi da quando cavolo si contano sti benedetti 3 minuti? Ecco. Io voglio delle certezze. Se gli ingredienti da usare sono 3, me ne devi usare 3, non 15 perché poi ci aggiungi cose, ma i principali restano 3. Perché se io usassi solo quei tre, la ricetta verrebbe una schifezza. Gli altri non sono opzionali. Idem i minuti: se ci vogliono 3 minuti, voglio che sia pronto in tre minuti, non in 15. Perché poi mi sento ingannata dai nudolini. E ci rimango male.






