Questa rubrica è un’opera di fantasia e ironia. “Quella del terzo” ascolta, distorce e racconta: nomi, fatti e facce sono inventati o stravolti. Quel che segue è finzione con cattiveria buona: si scherza, si spara alto e non si fa sul serio. Se ti riconosci, è un caso. Se ti offendi, hai letto troppo sul serio. Chi cerca cronaca è al piano sbagliato.

Il borsone della palestra. Non c’è Coccolino che tenga

Nei miei anni accanto ad un appassionato di calcio, nonché praticante attivo, mi sono sempre chiesta quali reazioni chimiche si sviluppino all’interno dei borsoni che i nostri uomini utilizzano quando vanno a giocare. Voglio dire: le divise vengono lavate ogni volta, idem le tenute da allenamento, i parastinchi vengono igienizzati e un uomo dotato di sudorazione normale, se svolge correttamente le operazioni di igiene personale quotidianamente, non dovrebbe puzzare. Eppure, da quel borsone, a fine partita o allenamento, si sprigionano olezzi tali da cancellare ogni segno di vita sulla terra, al pari del gas nervino.

Profondo mistero

Io mi chiedo cosa accada dentro a quel borsone. C’è un ecosistema a parte, secondo me, microorganismi puzzosi che si attivano ogni volta che dentro alla borsa viene inserito qualcosa. Non è possibile che si formi un gas di questo tipo o che mio marito produca odori di questo genere. Io l’ho sentito. Lui non puzza così. Neanche 12 operai, sotto il sole di agosto, a far dell’asfalto sulla E45, raggiungono livelli simili. Di norma, quando torna a casa da una partita o da un allenamento, la prassi è che porti il borsone nel locale lavanderia. A me poi l’onore, ma soprattutto l’onere, di svuotare la borsa.

Apro la zip e…

Indosso la maschera antigas e i guanti fino a sopra il gomito. Apro con cautela la zip e trattenendomi dalla voglia di dar fuoco a tutto per purificare l’aria, svuoto in fretta e furia la sua roba in lavatrice. Calzini, magliette, mutande, accappatoio. Tutto ha lo stesso odore. Di morte. Investita dal tanfo, ho un mezzo svarione, riesco con le ultime forze ed uno slancio di anca a chiudere con un piede lo sportello della lavatrice e la faccio partire. Ma è tutto lì. L’odore stagna. Quell’olezzo di putrefazione resiste. Non paga quindi delle operazioni preliminari di lavaggio, passo alla seconda fase: dopo aver operato sul contenuto, che nel frattempo è tornato alla vita ed è a girare allegramente in asciugatrice, ora mi dedico al lavaggio del borsone.

Ciclo per sporco ostinato

Lo smonto – ha quel simpatico cassone in plastica che dopo le prime resistenze, ha imparato a piegarsi al mio volere – e lo infilo in lavatrice. Ciclo per sporco ostinato, ci butto su anche il disinfettante, l’ammorbidente più profumato che ho ed un profumatore per il bucato e comincio a pregare. Dopo un’ora e mezza di super risciacquo, centrifughe, ammolli e spergiuri, vado ad estrarre il borsone dal cestello. Niente. Non c’è nulla da fare. Il borsone da calcio ha un odore tutto suo che non se ne va.

Resta imperterrito ed imperturbabile, non c’è Coccolino che tenga. È ineluttabile. Il Thanos degli appassionati di calcio, ma soprattutto delle loro compagne.

Il servizio precedente della rubrica: “Quella del terzo… e la truffa dei tre ingredienti” a questo link

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