“Non si può mettere in ginocchio un settore primario”
Banchine silenziose, motori spenti e reti asciutte. È questo lo scenario nei principali porti della Riviera nella giornata di oggi, giovedì 22 ottobre 2026. E Cesenatico non è stata da meno. Le marinerie romagnole hanno aderito in massa allo sciopero nazionale della pesca, una decisione estrema ma definita “inevitabile” dai lavoratori del comparto per protestare contro l’impennata insostenibile dei costi del carburante.
A spingere i pescatori a gettare l’ancora anzitempo è una crisi economica senza precedenti legata al caro gasolio. Uscire in mare, oggi, non è più remunerativo e i costi si abbattono, per ovvie ragioni, sul consumatore finale. “Chiediamo un sostegno da parte del governo – ha detto Claudio Cesarini – perché non si può continuare a mettere in ginocchio un settore primario“.
Una crisi strutturale che minaccia la filiera
La protesta romagnola si inserisce all’interno di un blocco nazionale è legata anche a un’altra richiesta. I sindacati e le cooperative chiedono a gran voce al Governo la proroga strutturale dei crediti d’imposta sul carburante e lo sblocco immediato di ammortizzatori sociali eccezionali per tutelare i lavoratori dell’indotto.
Ripercussioni immediate sui mercati locali
Gli effetti dello sciopero si sono fatti sentire immediatamente a terra. Nelle prime ore della mattina, i banchi dei mercati ittici di Rimini e Cesenatico hanno registrato una drastica riduzione del prodotto locale fresco (come il pesce azzurro o i molluschi della piccola pesca). Per le prossime ore si teme un inevitabile rialzo dei prezzi al dettaglio e forti carenze per le pescherie e la ristorazione della Riviera, che dovranno fare affidamento esclusivamente su prodotti d’importazione, surgelati o di acquacoltura.
Clima di difficoltà generale
La situazione della pesca non è un caso isolato. Da giorni si parla, troppo poco, delle proteste dei camionisti al sud che hanno portato, come primo effetto evidente allo svuotamento degli scaffali nei supermercati in meridione e non solo. Il tutto in un contesto di difficoltà palpabile per tutti. I costi del carburante al distributore sono lontani da quelli di qualche anno fa e non accennano a tornare a quei livelli.
(seguiranno aggiornamenti)









