Graupel in Romagna, una giornata favorevole ai rovesci solidi anche in pianura

In Romagna la giornata di oggi è stata caratterizzata da precipitazioni sparse, con segnalazioni frequenti di graupel soprattutto sui rilievi e nelle province di Forlì-Cesena e Rimini. Il fenomeno, osservato anche in pianura mentre la neve interessava le quote più elevate, è stato favorito dall’ingresso di aria fredda in quota e da una particolare combinazione di instabilità, basse temperature e aria secca negli strati inferiori dell’atmosfera.

graupoel in romagnaA evidenziarlo è Pierluigi Randi, che richiama i dati del radiosondaggio effettuato alle 12 UTC a San Pietro Capofiume, nel Bolognese. Un profilo atmosferico che, secondo l’analisi, riassume bene gli ingredienti necessari alla formazione e alla sopravvivenza del graupel fino al suolo.

Una precipitazione solida tipica delle stagioni di transizione

Il graupel è una forma di precipitazione solida che può essere scambiata, a un primo sguardo, per neve o per grandine molto piccola. In realtà si presenta generalmente sotto forma di piccoli granuli bianchi e molli, prodotti dall’accrescimento di goccioline sopraffuse sui cristalli di ghiaccio.

La sua comparsa in pianura non è un fatto eccezionale tra tardo autunno e inizio primavera. A fare la differenza non è soltanto il freddo al suolo: conta soprattutto la struttura verticale dell’atmosfera, cioè ciò che avviene a diverse migliaia di metri di quota durante lo sviluppo dei rovesci.

Tropopausa bassa e aria fredda in quota

Il primo elemento indicato dal radiosondaggio riguarda la tropopausa, il confine tra troposfera e stratosfera. Nel rilevamento di San Pietro Capofiume si è collocata poco oltre i 6.000 metri, una quota insolitamente bassa.

Questo assetto è legato all’avvezione fredda in corso in quota e descrive una colonna d’aria più densa e fredda del normale, caratteristica delle irruzioni artiche o polari. In situazioni simili, anche un modesto sollevamento dell’aria può favorire la nascita di nubi a sviluppo verticale e di rovesci convettivi.

pierluigi randi climaL’instabilità sufficiente per i rovesci

Il radiosondaggio ha registrato un valore di CAPE attorno a 336 J/kg. Non è un dato elevato in senso assoluto, ma nel mese di novembre può essere più che adeguato per sostenere fenomeni convettivi, specialmente in presenza di richiami orografici o di piccoli contrasti termici.

Rilevante anche la componente denominata Hail CAPE, associata alla possibilità di formazione di grandine o chicchi solidi di piccole dimensioni: il valore ha raggiunto 215 J/kg. In un contesto freddo, questa energia può essere sufficiente a mantenere moti verticali capaci di produrre graupel nei nuclei di rovescio.

Zero termico basso, il viaggio verso il suolo è breve

La ragione più immediata della presenza di graupel fino in pianura è però nelle quote molto basse dello zero termico e dello zero di bulbo umido. Il primo è stato rilevato a 1.409 metri, il secondo a 1.360 metri.

Significa che i granuli di ghiaccio formati in quota hanno attraversato uno strato relativamente ridotto di aria con temperature superiori allo zero. Di conseguenza, hanno avuto meno tempo e meno spazio per fondere completamente prima di arrivare al terreno. È uno dei meccanismi che permette al graupel, e talvolta a piccoli chicchi di grandine, di comparire durante rovesci intensi anche lontano dalle aree montane.

Aria secca e raffiche nei rovesci più intensi

Un altro fattore decisivo è stata la secchezza dei bassi strati. Il livello di condensazione, indicato dal parametro LCL, era stimato a 1.212 metri; inoltre, la distanza tra le curve di temperatura e di rugiada nel profilo atmosferico segnala aria poco umida nello strato limite.

In queste condizioni diventano efficaci il raffreddamento per evaporazione delle gocce liquide e la sublimazione delle particelle solide. Processi che aiutano il graupel a conservarsi durante la caduta e che possono anche rafforzare le raffiche discendenti associate ai rovesci. Un contributo che si è sommato alla bora già presente sul territorio romagnolo.

La giornata, dunque, ha offerto un esempio concreto di come la lettura dei radiosondaggi possa spiegare fenomeni apparentemente insoliti. Il graupel in pianura non è necessariamente un’anomalia: con aria fredda in quota, instabilità e zero termico basso, può essere una conseguenza del tutto coerente dell’assetto atmosferico.

Cos’è il graupel

Come si diceva, l graupel è una precipitazione solida formata da piccoli granuli bianchi e opachi, simili a palline di neve morbida. Nasce quando goccioline d’acqua sopraffusa congelano attorno a cristalli di neve nelle nubi.

A differenza della grandine è più friabile e meno compatto; rispetto alla neve, non cade in fiocchi ma in minuscole palline. Si osserva soprattutto durante rovesci freddi e convettivi, tra autunno, inverno e inizio primavera.

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