Difficile che diventi un tema centrale della prossima campagna elettorale visto che, alle amministrative, di solito, si parla più di progetti concreti per la città che dei grandi temi etici. Tuttavia, la Romagna si ritrova al centro di una grande disputa sociologica che, in queste settimane, ha sollevato dibattiti e polemiche: a fine dicembre i manifesti contro l’assunzione della pillola Ru486 e, a inizio febbraio, i camion vela antiabortisti in giro per le nostre strade. Due campagne a distanza ravvicinata promosse dall’associazione Pro Vita Famiglia che, al grido di “viva la vita”, ha scatenato reazioni contrastanti.

Roberto Buda, ex sindaco e candidato in pectore alle prossime elezioni comunali nelle file del centro-destra, non è il tipo che, per ragioni di convenienza elettorale, nasconda le sue granitiche posizioni cattoliche. E, infatti, tra i pochi post pubblicati di recente sulla sua pagina facebook, il manifesto contro l’aborto – quello con la scritta “Il corpo di mio figlio non è il mio corpo, sopprimerlo non è la mia scelta” – ovviamente non manca.

Una posizione, per certi versi, coraggiosa visto che, nelle ultime settimane, si registra in Romagna una generale levata di scudi da parte delle amministrazione comunali, della politica e soprattutto dell’associazionismo contro i manifesti di Pro Vita Famiglia. Un movimento trasversale che ha sottoscritto un appello in difesa della legge che garantisce l’accesso all’aborto e, più in generale, contro le campagne antiabortiste.

Tra queste, oltre ai gruppi favorevoli alle parità di genere e al sostegno dei diritti gay, segnaliamo anche istituzioni storiche della nostra realtà, come Cgil e Uil di Forlì, Legacoop Romagna e Anpi. Allo stesso modo sono scesi in campo anche alcuni sindaci, come quello di Forlimpopoli, di Castrocaro, Bertinoro e Santa Sofia.

 
 
 
 

Anche l’amministrazione di Rimini aveva contestato pubblicamente i manifesti all’associazione Pro Vita, parlando di “una comunicazione distorsiva della realtà”. Poi i manifesti erano comparsi a Ravenna, ma erano stati subito rimossi dall’amministrazione. A Forlì, invece, erano rimasti appesi alle plance perché il sindaco di centro-destra Zattini, nonostante le sperticate proteste del Pd, aveva parlato di “tutela della libertà di opinione”. E più o meno lo stesso era avvenuto a Cesena e anche a Cesenatico, dove il sindaco Gozzoli in un’intervista al Corriere di Romagna, aveva specificato che “non c’erano i presupposti normativi per procedere alla rimozione dei manifesti”.

A Cesenatico si era invece registrata la forte presa di posizione dell’UDI (Unione Donne in Italia) che aveva inoltrato una richiesta ufficiale all’Aifa, Agenzia italiana del farmaco, per presentare denuncia nei confronti dell’associazione Pro Vita & Famiglia.

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