Sabato 12 giugno alle 10.30 i principali porti dell’Emilia Romagna saranno il teatro di una protesta del settore pesca. La levata di scudi è promossa da Assopesca che ha indetto una protesta nazionale che prenderà piede anche a Cesenatico, Rimini e Ravenna. Il punto di ritrovo per la città che nasce e si è sviluppata sul porto canale è il mercato ittico (sponda di ponente).

Il dito è puntata contro l’Europa che sembra vedere, secondo quanto riferito dagli organizzatori, nel settore pesca e solo in quello, il motivo del depauperamento delle risorse ittiche del Mediterraneo. Mare di cui anche l’Adriatico fa parte. Non nei cambiamenti climatici, non nell’inquinamento, ma solo nel settore pesca.

 
 
 
 

Un settore tra l’altro che non naviga da tempo in buone acque. In cui le ore di lavoro sono sfiancanti e che ha visto, per imposizione Ue, allungarsi il periodo di fermo pesca. A cui però non fanno seguito sostegni a fondo perduto per colmare il mancato guadagno dovuto allo stop forzato. Per questo la pesca scende in piazza: per far sentire la propria voce contro un sistema che è sempre più stringente. Una morsa che, a detta di pescatori ed esperti, porterà inevitabilmente alla chiusura delle piccole realtà a favore delle imprese più grosse. Con un contraccolpo anche sull’indotto e soprattutto a chi con la pesca vive e lavora. Tradotto: tante famiglie.

Non più tardi di qualche settimana fa, Mario Drudi il segretario della Coop. Casa del Pescatore ha ribadito il fatto che le imprese dell’Adriatico, tra cui anche Cesenatico, sono escluse dalla pesca del tonno. Una pesca molto proficua che è bene regolamentare, ma non concentrare nelle mani di pochi. Cosa che invece puntualmente avviene. Le speranze di chi voleva un allentamento delle maglie della pesca sembrano, ad oggi, spazzate via da un contesto generale in cui tutto, almeno ad un primo sguardo, sembra remare contro.

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Alessandro Mazza

Alessandro Mazza

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