Undici anni di reclusione. Il Tribunale di Forlì ha emesso la sentenza mercoledì 16 settembre, dopo circa quattro ore di udienza. Condannato il ventiseienne originario del Gambia accusato di violenza sessuale ai danni di due donne, aggredite in pieno giorno lungo il percorso ciclopedonale del Rio Salto, a San Mauro Pascoli. Il collegio, presieduto dal giudice Federico Casalboni, ha deciso dopo la camera di consiglio e ha accolto la richiesta di pena della pubblica accusa.

La mattina del 5 dicembre 2025

I fatti risalgono al 5 dicembre dell’anno scorso e si sono svolti in poco più di un’ora, tra le 11.30 e le 12.45, lungo il sentiero che costeggia il torrente e che molti sammauresi usano per correre e camminare. Stando alla ricostruzione dell’accusa, l’uomo ha prima molestato e palpeggiato una donna. Poco dopo ha preso di mira una runner: l’ha trascinata a forza tra gli arbusti e ha abusato di lei, provocandole anche delle lesioni.

La donna ha reagito e, pur sotto choc, ha dato ai soccorritori dettagli decisivi. Tra questi, il fatto che l’aggressore si fosse ferito a una mano durante la colluttazione. È stata poi presa in carico all’ospedale Bufalini di Cesena con il percorso dedicato alle vittime di violenza.

L’arresto nel capanno

In poche ore i carabinieri hanno rintracciato il ventiseienne, che si era nascosto dentro un capanno a circa un chilometro dal luogo dell’aggressione. Da allora è rimasto in custodia cautelare nella casa circondariale di Forlì. Già all’epoca dell’arresto era emerso che l’uomo aveva precedenti e che era in corso nei suoi confronti una procedura di espulsione. La vicenda aveva scosso la comunità di San Mauro Pascoli e provocato forti reazioni politiche. Il sindaco Moris Guidi aveva espresso vicinanza alla vittima e ringraziato i carabinieri per la rapidità dell’intervento.

Il processo e la “macumba”

La Procura di Forlì aveva ottenuto il giudizio immediato. Nel corso del dibattimento il tribunale aveva riqualificato l’accusa: non più l’ipotesi di violenza sessuale di “minore gravità”, ma la fattispecie ordinaria. In aula le due donne hanno ripercorso quei momenti tra le lacrime.

Le provvisionali alle vittime

Oltre alla pena detentiva, i giudici hanno riconosciuto alle due donne provvisionali per un totale di 30mila euro: 20mila alla vittima dell’aggressione più grave e 10mila all’altra. L’entità definitiva del risarcimento sarà decisa in sede civile. Una delle due donne ha commentato così il verdetto: «Una sentenza che traccia un confine».

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