Bollo auto, il 2027 senza tassa: sollievo per 14 milioni di veicoli o mossa da campagna elettorale?
Per un anno la lettera della Regione con il bollo da pagare non arriverà. Il Consiglio dei ministri ha sospeso per il 2027 la tassa di possesso su auto e moto, e la premier non ha usato mezzi termini: secondo Giorgia Meloni il governo cancella una delle tasse più odiate dagli italiani. Detta così sembra una rivoluzione. A leggere le carte, però, il quadro è più sfumato, e le domande sono parecchie.
Chi non paga e chi continua a pagare
La soglia è una sola: la potenza. Il limite per le autovetture è di 80 kW, circa 109 cavalli, e il dato da verificare è quello riportato al campo P.2 della carta di circolazione o del Documento unico, non la cilindrata né il nome del modello. Rientrano le auto a benzina o gasolio, comprese le ibride che rispettano il requisito, mentre le vetture 100% elettriche restano fuori dalla misura.
C’è poi il paletto più importante. L’esenzione spetta a una sola persona per un solo veicolo: chi ne possiede più di uno ne salverà soltanto uno, quello con l’importo più basso. Esenti anche i motocicli, ma a condizione che il proprietario non stia già beneficiando dell’esenzione per un’auto sotto gli 80 kW. Nessuna novità invece per chi guida vetture potenti: il decreto non tocca il superbollo, l’addizionale sulle auto oltre i 185 kW.
Secondo i conti di Palazzo Chigi la misura interessa tutti i motocicli e oltre il 70% delle auto in circolazione, circa 14,5 milioni di veicoli.
Le auto che restano sotto la soglia
Il decreto non contiene un elenco di modelli, e basta un kilowatt in più per restare esclusi. Conta la singola versione, e rientrano anche le auto non più in produzione che rispettano il limite. Le prime a festeggiare sono le utilitarie. Tra le versioni oggi a listino figurano le motorizzazioni d’ingresso di Fiat Panda Hybrid, Lancia Ypsilon Hybrid, Toyota Aygo X, Dacia Sandero TCe 67, Renault Clio SCe 65, Citroën C3 PureTech 83 e Peugeot 208 PureTech 75. Sotto il tetto anche la Pandina 1.0 Hybrid da 70 cavalli, pari a 52 kW, la Volkswagen Polo con i motori da 59 e 70 kW, Seat Ibiza, Škoda Fabia e Hyundai i20. Nel parco circolante l’elenco si allunga con Hyundai i10, Kia Picanto, Opel Corsa, Ford Fiesta e Volkswagen up!
Pagheranno invece i proprietari di molti SUV e compatte recenti: Volkswagen T-Roc e Tiguan nelle motorizzazioni attuali, Polo e T-Cross da 115 cavalli, Ford Puma dalle versioni da 125 cavalli in su, BMW X1 e Kia Sportage, oltre alle sportive come la Golf GTI.
2027, l’anno in cui si vota
Il dettaglio che fa discutere è il calendario. Nel 2027 sono in programma le elezioni politiche, e trovare i soldi per mantenere una misura così costosa diventerà un problema del prossimo governo, anche se fosse ancora guidato da Meloni. Dal primo gennaio 2028 il bollo tornerà in vigore, salvo nuovi interventi. Il Fatto Quotidiano ricorda che l’idea ha radici lontane: Berlusconi aveva promesso l’abolizione nel 2008 e nel 2017 senza mai realizzarla, e oggi la sospensione è finanziata solo per l’anno del voto.
Il sospetto lo esplicita anche il governatore pugliese Antonio Decaro, che con ironia si dice certo che sia un caso che la misura valga proprio per il 2027. Dall’opposizione arriva l’accusa di “mancia elettorale”. Il governo inquadra invece la scelta come risposta al caro carburanti: la situazione che ha innescato il provvedimento è la crisi energetica legata alla guerra in Medio Oriente. E Forza Italia rivendica la paternità, con Tajani che parla di una richiesta ferma e pressante degli azzurri accolta dall’esecutivo.
La promessa: da tampone a misura strutturale
Qui entra in gioco l’impegno che potrebbe cambiare la lettura dell’intera vicenda. Fonti di Palazzo Chigi assicurano che l’abolizione disposta per il 2027 dal decreto-legge sarà resa strutturale nella prossima Legge di bilancio. Se la promessa verrà mantenuta, il bollo per le auto piccole e medie sparirebbe davvero, e per sempre.
Il problema, come sempre, sono i soldi. Il bollo è una tassa regionale, e il governo ha previsto 2,3 miliardi di compensazione alle Regioni, ma non è ancora chiaro come verrà finanziata la misura. Nella bozza del decreto l’articolo sulle disposizioni finanziarie era rimasto in bianco. E l’Emilia-Romagna ha molto in gioco: il presidente Michele de Pascale ricorda che si parla di un taglio di 2,3 miliardi su oltre sette di gettito complessivo, 550 milioni per la sola Emilia-Romagna, e avverte che se ci sono le risorse per questa misura dovrebbero esserci anche i cinque miliardi chiesti dal ministro Schillaci per la sanità. Un dettaglio non secondario per gli automobilisti romagnoli: proprio dal 2026 la giunta regionale aveva alzato del 10% la tassa automobilistica.
E intanto le targhe usurate presentano il conto
C’è un’altra voce che in queste settimane sta pesando sulle tasche di chi guida auto datate. Come abbiamo raccontato su Living, le targhe usurate stanno facendo bocciare sempre più revisioni: quando la pellicola catarifrangente perde efficacia la revisione viene sospesa, e l’unica strada legale è reimmatricolare il veicolo con nuove targhe e nuovo documento, per una spesa tra i 230 e i 250 euro. L’ironia è evidente. Le vittime tipiche di questo balzello sono proprio le utilitarie con qualche anno sulle spalle, le stesse che nel 2027 non pagheranno il bollo. Con una mano si toglie, con l’altra si prende. Viene spontaneo chiedersi se sarà questo il salvadanaio da cui attingere per rendere permanente l’esenzione.
I numeri, però, suggeriscono prudenza. Per coprire 2,3 miliardi l’anno servirebbero oltre nove milioni di reimmatricolazioni da 250 euro, e buona parte di quella cifra se ne va tra targhe, documenti e diritti che non finiscono nelle casse delle Regioni. Più che una copertura, la targa sbiadita è il simbolo di un sistema in cui gli automobilisti continuano a pagare in mille rivoli diversi. La vera partita sulle coperture si giocherà in manovra: lì si capirà se il bollo è stato abolito o soltanto messo in pausa fino alle urne.






