La Piadina Romagnola IGP promossa a Montecitorio: è un modello di tutela contro frodi e imitazioni

Nella Relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul patrimonio agroalimentare italiano, la piadina viene indicata come esempio di come l’indicazione geografica protegga origine e identità di un prodotto simbolo della Romagna

Roma, 1 ottobre 2026 – C’è anche la piadina tra le eccellenze che il Parlamento indica come modello da seguire. La Piadina Romagnola IGP ha ricevuto un plauso esplicito nella Relazione sul patrimonio agroalimentare: frodi economiche, mercato e tutela del consumatore, approvata il 16 settembre dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari.

Il documento è stato presentato in anteprima nazionale ieri, mercoledì 30 settembre, nella Sala Regina di Palazzo Montecitorio. A rappresentare la Romagna c’era una delegazione del Consorzio di Promozione e Tutela della Piadina Romagnola IGP: il presidente Alfio Biagini, il vicepresidente Marcello Dadi e i soci Marco Vespasiano e Maria Cristina Marconi. È stata proprio lei a portare un pezzo di Romagna sotto gli affreschi del Palazzo, con una dimostrazione dal vivo di preparazione della piadina.

Due anni di lavoro contro Italian sounding e concorrenza sleale

La Relazione è il risultato di un’indagine durata due anni, dedicata alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio agroalimentare nazionale. Al centro dell’analisi c’è anzitutto l’Italian sounding, il fenomeno dei prodotti che richiamano l’Italia nel nome o nella confezione senza avere nulla di italiano: un mercato parallelo che sottrae ogni anno circa 130 miliardi di euro al sistema produttivo del Paese.

Accanto a questo, la Commissione mette a fuoco il dumping interno all’Unione europea, alimentato da standard produttivi non uniformi tra gli Stati membri e da controlli doganali frammentati. Ampio spazio è dedicato poi al sistema delle DOP e IGP, alla tracciabilità delle filiere e alla necessità di contrastare con più efficacia frodi, contraffazioni e usi impropri delle indicazioni geografiche.

L’Emilia-Romagna e il caso della piadina

Una sezione specifica del documento è riservata alle eccellenze agroalimentari dell’Emilia-Romagna, territorio in cui la Commissione ha svolto una missione conoscitiva rilevando diversi comportamenti virtuosi. In questo quadro la Piadina Romagnola IGP viene indicata come uno degli esempi della capacità del sistema regionale di evolversi in un modello «capace di coniugare l’eredità culturale con i più elevati standard di sicurezza alimentare, tracciabilità e sostenibilità ambientale».

La visita a ORVA di Bagnacavallo

Tra le realtà citate nella Relazione figura ORVA, azienda di Bagnacavallo nata nel 1979 che opera nel settore dei prodotti sostitutivi del pane e della Piadina Romagnola IGP. Lo stabilimento è stato visitato direttamente dalla Commissione d’inchiesta durante la missione in regione ed è stato preso a esempio di buone pratiche produttive.

Biagini: «L’IGP è lo strumento per difendere origine e autenticità»

Soddisfazione da parte del Consorzio, che vede riconosciuto a livello istituzionale il lavoro di tutela portato avanti in questi anni. «La presenza della Piadina Romagnola IGP all’interno della Relazione parlamentare dedicata al patrimonio agroalimentare italiano rappresenta per noi un motivo di soddisfazione – commenta il presidente Alfio Biagini –. Il documento fotografa concretamente una realtà produttiva che ha saputo coniugare tradizione, capacità industriale e artigianale dei chioschi, e presenza sul mercato. La Piadina Romagnola è un prodotto fortemente legato al proprio territorio e l’IGP costituisce lo strumento fondamentale per tutelarne origine, identità e autenticità, a beneficio tanto delle imprese quanto dei consumatori».

Un disciplinare che racconta un territorio

Per Biagini il valore del riconoscimento va oltre il prodotto in sé. «Nel corso della presentazione della Relazione è emerso come la tutela della denominazione significhi valorizzare non soltanto un prodotto, ma anche la sua storia, il territorio e il lavoro delle aziende che ogni giorno rispettano un disciplinare preciso – aggiunge –. Il riconoscimento europeo dell’IGP è ciò che permette alla Piadina Romagnola di crescere sui mercati senza perdere la propria identità».

Un messaggio che, dalla Sala Regina, arriva dritto ai chioschi della Riviera e alle aziende dell’entroterra: in un mercato dove le imitazioni valgono miliardi, il marchio di origine resta la difesa più solida di ciò che la Romagna sa fare meglio.

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Maria Cristina Marconi dimostrazione Piadina Romagnola