Un documento apparentemente regolare, ma con un particolare che non sfugge ai controlli: il microchip della carta d’identità elettronica è stato rimosso attraverso un’incisione nella plastica. È un modus operandi che le forze dell’ordine stanno rilevando anche a Cesenatico, durante le procedure di identificazione delle persone.
Il fenomeno è stato segnalato negli ultimi mesi anche in altre zone d’Italia, con diversi casi di documenti manomessi scoperti nel corso di controlli di polizia e attività amministrative. In alcuni episodi sono scattati il sequestro della carta e la denuncia del possessore.
Perché viene rimosso il microchip
Tra le possibili ragioni c’è la paura di essere spiati o tracciati attraverso il chip. Una convinzione che, come chiarito dalle forze dell’ordine, non ha fondamento tecnico: la carta d’identità elettronica non contiene un dispositivo GPS e non consente di seguire a distanza gli spostamenti del titolare.
Esistono, tuttavia, anche altre ipotesi. Gli investigatori valutano la possibilità che la rimozione sia legata al tentativo di ostacolare le verifiche elettroniche oppure a eventuali frodi documentali, compreso il possibile riutilizzo illecito dei componenti rimossi. Si tratta di piste investigative e non è possibile attribuire una motivazione univoca a tutti gli episodi.
Carta manomessa, cosa rischia chi la presenta
Il microchip è una componente essenziale della carta d’identità elettronica: contiene dati utilizzati per la verifica dell’identità e permette l’accesso alle funzionalità di autenticazione digitale. La sua asportazione altera materialmente il documento, anche quando i dati anagrafici stampati sulla carta sono autentici.
Quando viene individuata una manomissione, il documento può essere sottoposto a sequestro penale per gli accertamenti e il possessore può essere denunciato all’autorità giudiziaria. In diversi casi registrati in Italia, le contestazioni hanno riguardato la falsità materiale commessa da privato o altre ipotesi di falsità documentale.
La qualificazione del reato e le eventuali sanzioni dipendono dalle circostanze concrete e dalla fattispecie contestata. Non è quindi corretto equiparare automaticamente ogni documento danneggiato a un falso, ma la rimozione volontaria del microchip può integrare un illecito penale.






