Un nodo identitario sul Porto-Canale: Saul Bravetti, Gio Ponti e la metamorfosi del municipio di Cesenatico
Introduzione: Il contesto urbano e la ricostruzione post-bellica, lo studio di Giulia Favaretto.
Nel maggio del 1958, l’Amministrazione Comunale di Cesenatico — guidata dal sindaco repubblicano Agostino Spadarelli — intraprese il percorso istituzionale per la riedificazione della nuova sede municipale. L’antico palazzo ottocentesco, collocato nella parte più interna del Porto-Canale disegnato da Leonardo da Vinci nel 1502, era stato irrimediabilmente distrutto dal bombardamento aereo del 12 aprile 1944. All’indomani del conflitto, con una cittadinanza impegnata nel faticoso recupero di oltre il 70% del patrimonio edilizio danneggiato e nell’esplosione del turismo balneare, gli uffici comunali trovarono una sistemazione provvisoria nella ex Casa del Fascio, un solido manufatto razionalista realizzato nei primi anni Quaranta dall’architetto cesenaticense Saul Bravetti.
La decisione di ricostruire il municipio sullo stesso sedime storico aprì uno dei dibattiti architettonici e storiografici più accesi del secondo Novecento italiano. La vicenda trascese ben presto la dimensione locale per trasformarsi in una complessa contesa teorica ed etica sull’«ambientamento» dell’architettura moderna nei centri storici, vedendo contrapposti l’architetto autoctono Saul Bravetti e il maestro milanese Gio Ponti, tra infuocate assemblee cittadine, manifesti di protesta e le dure prese di posizione critiche di Bruno Zevi.
1. Saul Bravetti: L’architetto autoctono e la costruzione della Cesenatico coderna
Per comprendere la portata dello scontro istituzionale e culturale del 1958, occorre mettere a fuoco la figura professionale di Saul Bravetti (Cesenatico 1907 – Savignano sul Rubicone 1971), figura centrale ma a lungo sottovalutata nella storiografia dell’architettura romagnola.
Nato a Cesenatico, Bravetti si formò presso la Scuola Superiore di Architettura di Roma nei primi anni Trenta sotto la guida di maestri del calibro di Luigi Piccinato, mantenendo saldi contatti intellettuali con Gustavo Giovannoni e Marcello Piacentini. La sua formazione lo portò a sviluppare un profilo professionale versatile e tecnicamente rigoroso, in grado di spaziare dalla pianificazione urbanistica al dettaglio di arredo, coniugando l’adesione al razionalismo con una profonda sensibilità per il paesaggio naturale e la memoria storica dei luoghi.
| Area di attività | Opere e incarichi principali di Saul Bravetti |
|---|---|
| Formazione e studi | • Laureato alla Scuola di Architettura di Roma (allievo di Luigi Piccinato)• Studi professionali attivi a Cesenatico e a Roma (in collaborazione con Giuseppe Vaccaro ed Eugenio Montuori) |
| Opere pre-belliche | • Casa del Fascio di Cesenatico (1937-1942, poi convertita in Biblioteca Comunale)• Villa Placucci a Cesenatico• Piano Regolatore Generale di Forlì e interventi urbanistici a Terni |
| Opere del dopoguerra | • Palazzo del Turismo di Cesenatico• Complesso residenziale e commerciale “Arlecchino”• Capanno da pesca del Conte Alberto Rognoni sul molo di ponente• Scuola Media ISES, Domus Popilia e Bagno Marconi• Progetto di concorso per la ricostruzione del Teatro Regio di Torino (con Gian Luigi Giordani) |
Attivo sia a Roma sia in Romagna, Bravetti aveva firmato a Cesenatico l’architettura della Casa del Fascio e la raffinata Villa Placucci. Nel dopoguerra, il suo apporto alla configurazione della città balneare fu determinante: si devono al suo matito il Palazzo del Turismo, il complesso dell’Arlecchino, la Scuola Media ISES, la Domus Popilia, il Bagno Marconi e il suggestivo capanno da pesca progettato per il Conte Alberto Rognoni sul molo di ponente.
L’architettura di Bravetti non si limitò mai all’esibizione formale; al contrario, come evidenziato negli studi condotti da Giulia Favaretto e Ilario Fioravanti, la sua ricerca si distinse per una costante aderenza alla scala umana, per l’impiego consapevole dei materiali locali e per una profonda conoscenza delle dinamiche idrauliche e visive del Porto-Canale.
2. Il Conflitto delle committenze: dalla designazione di Bravetti alla “firma internazionale” di Ponti
La genesi del nuovo municipio fu segnata da un brusco cambio di rotta amministrativo. Nel maggio del 1958, la Giunta Comunale avviò interlocuzioni dirette con Saul Bravetti, manifestandogli la chiara intenzione di affidargli l’incarico professionale per la riprogettazione della sede municipale. Bravetti accolse l’invito con entusiasmo, avviando la stesura di una proposta elaborata specificamente per armonizzarsi con la cortina edilizia popolana della sponda canale.
Tuttavia, a pochi giorni di distanza e senza alcuna motivazione formale, l’Amministrazione Spadarelli decise di interrompere il dialogo con l’architetto cesenaticense. Spinta dal desiderio di dotare la cittadina di un’opera siglata da un “nome di richiamo internazionale” per affiancare il prestigio della località balneare alla rinomata firma del Pirellone milanese e della neonata Fondazione Garzanti di Forlì, la Giunta Deliberò (n. 268 del 4 giugno 1958) di conferire l’incarico diretto allo Studio Ponti-Fornaroli-Rosselli di Milano.
La Delibera municipale giustificava la scelta sottolineando la necessità che l’opera rispondesse sia a criteri funzionali sia a un idoneo «ambientamento sul porto canale che già Leonardo da Vinci ebbe a progettare». L’esclusione di un concorso pubblico di progettazione e il repentino scavalcamento dell’architetto cittadino suscitarono un’immediata reazione nella comunità locale.
3. Il Confronto progettuale: la proposta di Bravetti e il progetto di Ponti
Di fronte all’affidamento diretto a Gio Ponti, Saul Bravetti mantenne un atteggiamento di straordinaria dignità etica e professionale. Anziché adire le vie legali, l’architetto cesenaticense completò a proprie spese la stesura del proprio progetto per il Municipio, offrendolo gratuitamente alla comunità di Cesenatico per dimostrare come fosse possibile interpretare le esigenze della moderna macchina amministrativa rispettando l’identità morfologica del sito.
La proposta di Saul Bravetti
Il progetto di Bravetti si strutturava attorno a una rigorosa lettura tipologica del fronte canale. L’edificio si inseriva con continuità nel filo stradale di via Mazzoni, riprendendo le altezze e i partiti delle case storiche adiacenti. La facciata veniva ritmata da una scansione regolare di bucature verticali, mentre l’elemento di distinzione civica era affidato a una reinterpretazione sobria della torre orologio tradizionalmente affiancata al palazzo comunale, ponendosi in diretto dialogo con la memoria storica dell’edificio distrutto nel 1944. Nella immagine una simulazione fatta con A.I.
Il primo progetto dello studio Ponti (Ottobre 1958)
Il primo progetto preliminare presentato dallo Studio Ponti-Fornaroli-Rosselli proponeva invece un impianto a U con corte d’onore aperta verso via Mazzoni e il canale, caratterizzato da un linguaggio fortemente espressivo e neodecorativo:
- Sviluppo volumetrico: Un corpo principale ribassato lungo il canale raccordato a due bracci inclinati non paralleli all’interno della corte trapezoidale.
- Prospetto sul canale: Un basamento rivestito in tesserine di marmo di Carrara a spacco di cava, sormontato da un registro superiore rivestito in mosaico di ceramica blu, coronato da una scossalina sagomata a maretta in lamiera zincata e da una serie di aperture circolari ad oblò.
- Torre e simboli: Un aereo traliccio metallico in ferro battuto posizionato al centro del prospetto, concepito da Ponti come una “uccelliera” o un traliccio simbolico rievocante gli alberi delle vele dei bragozzi marinari.
| Caratteristica progettuale | Proposta alternativa di Saul Bravetti | Primo progetto di Gio Ponti (Ottobre 1958) |
|---|---|---|
| Impianto urbano | Cortina edilizia continua allineata al fronte del Porto-Canale | Impianto planimetrico a U con corte d’onore aperta e bracci trapezoidali |
| Linguaggio estetico | Razionalismo contestuale con scansione proporzionale sobria | Neodecorativismo espressivo con citazioni simboliche navali e marine |
| Elemento torre | Reinterpretazione tipologica della torre civica storica distrutta nel 1944 | Traliccio in ferro battuto con rimandi visivi agli alberi a vela delle barche |
| Materiali di facciata | Intonaci tradizionali e finiture in pietra locale | Marmo di Carrara a spacco di cava, mosaico di ceramica blu e grès |
| Approccio ambientale | Continuista e integrato nella scala urbanistica del canale | Autonomo e teso all’affermazione di un marchio formale internazionale |
4. La “Guerra dei Manifesti” e le polemiche critiche: Bruno Zevi e la reazione cittadina
La pubblicazione della relazione di progetto di Gio Ponti e la mostra dei disegni scatenarono una vera e propria insurrezione culturale a Cesenatico. La cittadinanza si divise radicalmente in due fazioni: i “Bravettiani”, sostenitori dell’architetto locale e della difesa del paesaggio storico, e i “Pontiani”, fautori dell’allineamento con il prestigio della firma milanese.
Si costituì il Comitato Cittadino per la Difesa Paesistica di Cesenatico, coordinato dall’avvocato Werther Gallina. Le vie del centro si riempirono di manifesti di protesta contro la decisione della Giunta e contro il tono giudicato “presuntuoso” della relazione stampata dal Comune, nella quale Ponti rivendicava di porre l’opera di Cesenatico al pari dei suoi grattacieli e dei capolavori realizzati a fianco di Le Corbusier e Frank Lloyd Wright.
“L’Amministrazione comunale, dovendo sostituire il vecchio palazzo comunale di Cesenatico, ha scelto la via errata: anziché indire un pubblico concorso, cui avrebbero potuto partecipare anche giovani e qualificati professionisti locali, ha cercato ‘un nome’, una firma di prestigio internazionale. Il progetto presentato da Gio Ponti appare inconsistente, flaccido e neodecorativo.” — Bruno Zevi, L’Espresso, 12 aprile 1959
Il caso assunse rilievo nazionale nell’aprile del 1959, quando Bruno Zevi pubblicò sulle pagine de L’Espresso e successivamente su L’Architettura cronache e storia un violento saggio di stroncatura intitolato Per il Palazzo Comunale. Cesenatico si ribella. Zevi criticò duramente il metodo dell’assegnazione diretta senza concorso, definì il progetto di Ponti «inconsistente, flaccido e neodecorativo», e sostenne apertamente le ragioni del progetto alternativo redatto da Saul Bravetti, di cui pubblicò i disegni e i prospetti.
A sfavore dell’opera di Ponti si pronunciò ufficialmente anche il Soprintendente ai Monumenti della Romagna, A. Buonomo, il quale con una missiva indirizzata al Sindaco rigettò la proposta progettuale osservando che essa «per nulla si inquadra e non trae partito dalla precipua fisionomia ambientale della località». Anche l’architetto bolognese Gian Luigi Giordani, intervenuto in un’affollata assemblea cittadina, rimarcò la mancanza di studio approfondito del contesto, arrivando ad affermare che il bozzetto appariva «superficiale» e poco rappresentativo del vero talento di Ponti.
In questo clima di forte tensione, Saul Bravetti dimostrò un’ineccepibile correttezza deontologica: una volta confermato formalmente l’incarico a Ponti, rifiutò di alimentarne la speculazione politica e ritirò la propria candidatura, dichiarando che l’interesse primario rimaneva la tutela del decoro urbano di Cesenatico.
5. La metamorfosi del progetto e la disaffiliazione dell’opera
Tra il 1960 e il 1961, per superare le riserve della Soprintendenza e mitigare l’opposizione popolare, l’Ufficio Tecnico Comunale — guidato dall’ingegner Enrico Tumiati — concordò con lo Studio Ponti una profonda Perizia di Variante.
Il progetto subì un progressivo “azzeramento” dei motivi linguistici più audaci:
- Bucature e prospetti: Le aperture circolari ad oblò del coronamento vennero sostituite da tradizionali finestre rettangolari basse.
- Materiali e finiture: Il rivestimento in tesserine ceramiche blu e la scossalina sagomata a pettine furono eliminati a favore di un semplice intonaco civile bianco di pasta grossa (Fulget).
- Elementi simbolici: La torre-uccelliera in ferro battuto fu semplificata, eliminando la finitura neodecorativa.
- Volume interno: L’andamento e la volumetria degli uffici al secondo piano furono regolarizzati per esigenze di spazio funzionale.
| Elemento Costruttivo | Primo progetto Ponti (1958) | Variante esecutiva (1960-1961) |
|---|---|---|
| Bucature superiori | Aperture circolari ad oblò navale | Finestre rettangolari basse tradizionali |
| Finitura di facciata | Mosaico in tesserine di ceramica blu | Intonaco civile bianco a pasta grossa (Fulget) |
| Scossalina di tetto | Lamiera zincata a profilo merlato/ondulato | Profilo metallico lineare e regolarizzato |
| Elemento torre | Traliccio decorativo denso in ferro battuto | Struttura metallica essenziale con orologio e asta |
| Valutazione critica | Opera espressiva ma contestata per alienazione | Architettura “rinunciataria” disconosciuta dall’autore |
I lavori di costruzione, affidati all’impresa Primo Brandolini di Cesena nel 1962, si conclusero nel 1965. L’esito finale apparve tuttavia talmente depurato dall’idea originaria che lo stesso Gio Ponti, in una lettera al Sindaco del settembre 1962, manifestò profonda preoccupazione per la buona riuscita dell’opera. Storici dell’architettura come Fulvio Irace hanno qualificato l’edificio come un «tentativo timido di ambientamento e una goffa volontà di affermare l’esigenza di più inedite risoluzioni», al punto che gli stessi Archivi Gio Ponti hanno a lungo catalogato il progetto per Cesenatico tra le opere “ineseguite”.
Conclusioni: L’eredità di Saul Bravetti e il valore del patrimonio moderno
Il Palazzo Comunale di Cesenatico rappresenta una vicenda emblematica delle metamorfosi del moderno in Italia. Se da un lato l’opera realizzata è il risultato di continui riadattamenti e stratificazioni — integrati da successivi interventi di ristrutturazione e adeguamento sismico negli anni Novanta e nel 2018-2019 —, dall’altro lato la storia concorsuale riconosce oggi il valore precursore dell’opera di Saul Bravetti.
L’architetto cesenaticense aveva intuito con decenni di anticipo la necessità di una mediazione coerente tra le forme astratte della modernità e la minuta tessitura storica del Porto-Canale. Le sue numerose realizzazioni disseminate nel tessuto cittadino testimoniano ancora oggi la qualità di una ricerca rigorosa e priva di esibizionismi, dimostrando come l’architettura colta possa nascere dall’ascolto profondo dell’identità dei luoghi.
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Fonti:
– Enti di riferimento: PaBAAC – Segretariato Regionale per l’Emilia Romagna, responsabile scientifico: Marco Pretelli Scheda redatta da Matteo Sintini, Ilaria Cattabriga
– Metamorfosi del Moderno. Saul Bravetti, Gio Ponti e il Municipio di Cesenatico
Modern Metamorphoses. Saul Bravetti, Gio Ponti and the Town Hall of Cesenatico Giulia Favaretto | – Dipartimento di Architettura, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna









