L’indice del disagio sociale torna a salire

I dati diffusi da Confcommercio sull’Indice del disagio sociale accendono un faro anche sul territorio cesenate. Dopo il miglioramento registrato a luglio, l’indicatore è risalito a 11,2, un valore che misura la condizione di difficoltà economica delle famiglie incrociando l’andamento del mercato del lavoro con quello dei prezzi dei beni e servizi di uso più frequente.

A commentare il dato è Augusto Patrignani, presidente di Confcommercio cesenate, che lo legge alla luce della situazione economica locale: «Il suo aumento segnala un peggioramento delle condizioni economiche percepite e della capacità delle famiglie di sostenere le spese quotidiane», spiega. E aggiunge:

«L’aumento dell’indice a 11,2 ci dice con chiarezza che oggi il problema non è soltanto la quantità di lavoro disponibile, ma soprattutto quanto il reddito delle famiglie riesca a sostenere il costo della vita».

Inflazione al 4,3%, pesano le spese quotidiane

Il nodo principale, secondo Patrignani, è l’inflazione sui beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto, salita al 4,3%. Sono le voci di spesa che ogni famiglia affronta ogni giorno — alimentari, energia, trasporti, servizi — a determinare la percezione concreta del benessere economico. «Quando questi costi aumentano, il primo effetto è una riduzione del potere d’acquisto e, di conseguenza, una maggiore prudenza nelle spese non indispensabili», osserva il presidente di Confcommercio.

  • Indice del disagio sociale: 11,2 (in risalita dopo il miglioramento di luglio)
  • Inflazione sui beni ad alta frequenza d’acquisto: 4,3%
  • Tasso di disoccupazione: 5,7% (in calo)

Il rischio per commercio e pubblici esercizi

Il fenomeno tocca direttamente il tessuto commerciale cesenate. «Commercio, pubblici esercizi e servizi vivono della capacità di spesa delle famiglie», ricorda Patrignani. Se una quota crescente del reddito viene assorbita dalle spese necessarie, si riduce inevitabilmente lo spazio per consumi, tempo libero e acquisti programmati.

È un meccanismo che, per Patrignani, rischia di innescare una spirale negativa: meno consumi significano minore fatturato per le imprese, maggiore cautela negli investimenti e, nel medio periodo, più difficoltà a sostenere l’occupazione.

Occupazione in tenuta, ma non basta

Un elemento positivo arriva dal fronte lavoro: la disoccupazione è scesa al 5,7%, confermando la sostanziale tenuta del mercato occupazionale. «È un elemento positivo, ma non basta da solo», precisa però Patrignani. «Avere un’occupazione deve significare anche poter contare su un reddito adeguato».

Lo sguardo ai prossimi mesi

Guardando avanti, Patrignani invita a monitorare con attenzione l’evoluzione dei prezzi: «Le tensioni internazionali e l’energia possono generare nuovi aumenti a cascata». Per il territorio cesenate, conclude, sarà fondamentale difendere il potere d’acquisto delle famiglie e sostenere le imprese, «perché evitare che il caro vita si trasformi in una frenata dei consumi deve essere una priorità».

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