Estate 2026, la più calda di sempre in Italia: il 2003 è stato superato con un margine largo
C’era un numero che per oltre vent’anni ha funzionato da soglia psicologica nella climatologia italiana: 2003. L’estate delle 20mila vittime in eccesso in Europa, del Po ridotto a un rigagnolo, delle notti in cui il termometro non scendeva. Era il metro di paragone, l’evento contro cui si misuravano tutte le stagioni successive. Non lo è più.

Il dato che conferma la rianalisi
Le elaborazioni indipendenti vanno nella stessa direzione. Secondo il CNR-Ibe, che lavora sul dataset ERA5-Land dell’ECMWF, l’estate 2026 è la più calda della serie storica con una temperatura media nazionale di 24,3°C a due metri dal suolo, contro i 23,6°C dell’estate 2003 finora considerata da primato. Consiglio Nazionale delle RicercheIl Fatto Quotidiano
Il mese che ha spinto più in alto la stagione è stato agosto. La media nazionale si è attestata su 25,6°C, con un’anomalia di +5,2°C rispetto alla climatologia 1951-1980 e di +3,5°C rispetto a quella 1991-2020. Il precedente record di agosto, 24,6°C nel 2024, è stato superato di un grado pieno. Le Heat Map mensili mostrano per la prima volta due mesi consecutivi — luglio e agosto — collocati entrambi al primo posto assoluto dal 1950. Estate 2026 la più calda dal 1950 | Consiglio Nazionale delle Ricerche +2
Ventinove estati sotto media
C’è un passaggio del grafico che vale più di molte discussioni. Dal 1953 al 1981 si sono succedute ventinove estati consecutive con temperatura media inferiore a quella del trentennio 1981-2010. Ventinove di fila, senza una sola eccezione. È il pezzo di serie storica che smonta in silenzio l’argomento più ricorrente nelle discussioni da bar — “ha sempre fatto così caldo” — perché mostra una condizione climatica di fondo che semplicemente non esiste più.
Qualcuno obietterà che anche tra il 1945 e il 1952 ci furono estati parecchio calde, e l’obiezione ha una base: il 1950 e il 1952 emergono con chiarezza dal grafico. Ma restano attorno a un grado e poco più di anomalia, cioè un terzo di quanto registrato quest’anno. E soprattutto furono un episodio isolato in un contesto di segno opposto, un caso in cui la variabilità naturale fu con ogni probabilità determinante. Diverso è il post 2010, dove le estati sopra media non sono più eccezioni ma la regola: un altro mondo, proprio.
Il decennio che ha cambiato la scala
Il tratto più inquietante della curva non è il picco del 2026, ma quello che accade dal 2015 in avanti. La linea smette di oscillare attorno allo zero e si installa stabilmente nella parte alta del grafico, con minimi che coincidono con quelli che fino agli anni Novanta erano i massimi. Il quinquennio 2022-2026 risulta il più caldo dell’intera serie: le estati molto calde si ripetono con frequenza crescente perché è il clima di fondo a essersi spostato verso l’alto. 3B Meteo
Qui sta la differenza sostanziale con il 2003. Quell’anno fu un’anomalia dentro una serie ancora riconoscibile, un’onda di calore eccezionale concentrata soprattutto in giugno e agosto. L’estate 2026 si è invece distinta per la continuità: non solo picchi elevati, ma valori medi rimasti stabilmente alti per gran parte dei tre mesi. Un caldo di durata, più che di intensità istantanea. 3B Meteo
Cosa resta da verificare
Va detto per correttezza metodologica: ERA5-Land è una ricostruzione modellistica basata sulle osservazioni, e il dato va confrontato anche con le misure delle stazioni meteorologiche al suolo. La convergenza tra rianalisi e reti osservative, però, è finora robusta e non lascia molto spazio a revisioni sostanziali. 3B Meteo
Il 2026, intanto, si avvia a chiudersi come l’anno più caldo dal 1950: tutti i mesi finora hanno superato i corrispondenti del 2025, e già la primavera aveva eguagliato il record stagionale con 12,1 gradi di media. Le anomalie più marcate si sono osservate nelle pianure del nord-ovest e nelle aree appenniniche, dove caldo e siccità hanno colpito duramente la produzione agricola. Consiglio Nazionale delle RicercheInternazionale
Il riferimento del 2003 è caduto. Il problema è che non è stato sostituito da un nuovo record isolato, ma da una condizione che assomiglia sempre di più a una normalità.
Analisi di Pierluigi Randi su dati ERA5 ECMWF / ClimateReanalyzer.org — Climate Change Institute, University of Maine.






