Un documento apparentemente regolare, ma con un particolare che non sfugge ai controlli: il microchip della carta d’identità elettronica è stato rimosso attraverso un’incisione nella plastica. È un modus operandi che le forze dell’ordine stanno rilevando anche a Cesenatico, durante le procedure di identificazione delle persone.

Il fenomeno è stato segnalato negli ultimi mesi anche in altre zone d’Italia, con diversi casi di documenti manomessi scoperti nel corso di controlli di polizia e attività amministrative. In alcuni episodi sono scattati il sequestro della carta e la denuncia del possessore.

Perché viene rimosso il microchip

Tra le possibili ragioni c’è la paura di essere spiati o tracciati attraverso il chip. Una convinzione che, come chiarito dalle forze dell’ordine, non ha fondamento tecnico: la carta d’identità elettronica non contiene un dispositivo GPS e non consente di seguire a distanza gli spostamenti del titolare.

Esistono, tuttavia, anche altre ipotesi. Gli investigatori valutano la possibilità che la rimozione sia legata al tentativo di ostacolare le verifiche elettroniche oppure a eventuali frodi documentali, compreso il possibile riutilizzo illecito dei componenti rimossi. Si tratta di piste investigative e non è possibile attribuire una motivazione univoca a tutti gli episodi.

Carta manomessa, cosa rischia chi la presenta

Il microchip è una componente essenziale della carta d’identità elettronica: contiene dati utilizzati per la verifica dell’identità e permette l’accesso alle funzionalità di autenticazione digitale. La sua asportazione altera materialmente il documento, anche quando i dati anagrafici stampati sulla carta sono autentici.

Quando viene individuata una manomissione, il documento può essere sottoposto a sequestro penale per gli accertamenti e il possessore può essere denunciato all’autorità giudiziaria. In diversi casi registrati in Italia, le contestazioni hanno riguardato la falsità materiale commessa da privato o altre ipotesi di falsità documentale.

La qualificazione del reato e le eventuali sanzioni dipendono dalle circostanze concrete e dalla fattispecie contestata. Non è quindi corretto equiparare automaticamente ogni documento danneggiato a un falso, ma la rimozione volontaria del microchip può integrare un illecito penale.

Anna Budini

Anna Budini scopre il mondo del giornalismo nel 2004 nella redazione de La Voce di Romagna. Ha poi l'occasione di passare ai settimanali nazionali, inizia così a scrivere per Visto, ma nonostante la firma sul nazionale, scopre che la sua grande passione è la cronaca locale. Dal 2016 ha iniziato a scrivere per il Corriere della Sera di Bologna.