La Procura di Trento chiude l’indagine sui fatti del Giro d’Italia 1999
A ventisei anni dall’esclusione di Marco Pantani dal Giro d’Italia di Madonna di Campiglio, la Procura di Trento ha chiesto l’archiviazione dell’indagine sulla presunta associazione a delinquere di stampo mafioso legata ai fatti del 5 giugno 1999.
Quel giorno il Pirata venne fermato da un controllo sull’ematocrito mentre era leader della corsa rosa e ormai vicino alla vittoria finale. Una decisione che segnò profondamente la vita del ciclista romagnolo, precipitato negli anni successivi in una spirale di solitudine fino alla morte, avvenuta il 14 febbraio 2004 nel residence Le Rose di Rimini.
Oltre un anno di indagini e più di 70 persone ascoltate
L’inchiesta coordinata dalla Procura trentina ha impegnato gli investigatori per oltre un anno. Sono state ascoltate più di 70 persone e raccolti circa 150 pagine di verbali. Tuttavia, secondo i magistrati, il tempo trascorso, la prescrizione dei reati e la scomparsa di alcuni testimoni chiave non consentono di costruire un quadro probatorio sufficientemente solido per sostenere accuse in tribunale.
Nonostante la richiesta di archiviazione, resta aperta l’ombra della Camorra sul caso Pantani. Tra gli elementi valutati dagli inquirenti ci sarebbero anche le dichiarazioni attribuite al boss Renato Vallanzasca, che avrebbe riferito del racconto di un detenuto camorrista il quale nel 1999 avrebbe sconsigliato di scommettere sul “Pelatino”, soprannome con cui Pantani veniva chiamato nell’ambiente.
Ancora aperto il capitolo sulla morte di Pantani
Resta aperto anche il fronte giudiziario legato alla morte dell’ex ciclista. La Procura di Rimini ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta che esclude l’ipotesi di omicidio, ma la famiglia Pantani si è opposta. Il giudice non ha ancora fissato l’udienza decisiva che dovrà stabilire se archiviare definitivamente il caso oppure disporre ulteriori approfondimenti.

