Christian Capiozzo racconta i Pooh: «La musica è bella tutta, andrebbe fatta conoscere»

Un incontro casuale davanti alla televisione diventa l’occasione per riflettere sulla musica, sul successo e sul rapporto tra pubblico e cultura musicale. A raccontarlo è Christian Capiozzo, musicista e figlio di Giulio Capiozzo, storico batterista e fondatore degli Area.

capitozzo batterista musicista«Mi ero addormentato sul letto e riaprendo gli occhi mi ritrovo i Pooh», scrive Capiozzo in un post pubblicato sui social. Da qui parte una riflessione che attraversa la storia della musica italiana e alcuni ricordi personali legati alla band.

Capiozzo riconosce ai Pooh una capacità fuori dal comune nel costruire e mantenere una carriera lunga e popolare. «Forse i più bravi a sapersi gestire nel business», osserva, ricordando anche una frase del padre Giulio, che negli anni considerava i Pooh una sorta di «Beatles italiani», guardandoli però con una certa diffidenza per un mercato musicale che riteneva poco attento.

Il rapporto con Red Canzian e Dodi Battaglia

Nel suo racconto Christian Capiozzo ricorda anche alcuni incontri personali con i componenti della band.

Red Canzian, racconta, nel 2003 si complimentò con lui e con Mecco per il loro primo disco, Whisky Go Go. Un gesto che Capiozzo ricorda ancora oggi, anche perché, secondo quanto gli raccontò una persona che aveva lavorato con Canzian, il musicista avrebbe tenuto il disco in macchina per diversi mesi.

Con Dodi Battaglia, invece, Capiozzo ha avuto un’esperienza direttamente musicale. I due hanno suonato insieme nel brano Simili di Mario Biondi.

«Devo dire che come chitarrista ha il suo perché», scrive con il tono diretto e ironico che caratterizza il suo racconto.

Facchinetti e il ricordo di Giorgio Fabbri

C’è poi Roby Facchinetti, che Capiozzo non conosce direttamente, ma che entra nel suo racconto attraverso i ricordi di Giorgio Fabbri, musicista che aveva suonato con lui prima dell’esperienza nei Pooh.

Secondo i racconti di Fabbri, Facchinetti era un musicista «molto interessante». Un giudizio che contribuisce a ricordare come, dietro la dimensione popolare dei Pooh, ci fossero musicisti con esperienze e competenze importanti.

Quella volta al Grand Hotel di Rimini

Il ricordo più curioso riguarda però gli anni Settanta.

I Pooh si trovavano al Grand Hotel di Rimini. Mentre si recavano a ritirare i loro abiti dalla lavanderia dell’albergo, sentirono pronunciare il cognome Capiozzo.

La donna che lavorava nella struttura era Nedelia, la prozia di Christian.

I musicisti le chiesero se fosse parente di Giulio Capiozzo. Alla risposta affermativa, racconta Christian, i componenti dei Pooh parlarono con grande rispetto del padre e degli Area.

Un episodio che rimase particolarmente impresso nella memoria della famiglia. «Ricordo che lei ne fu molto felice», scrive Capiozzo.

La musica come patrimonio di tutti

Il senso del post, però, va oltre il ricordo personale.

Capiozzo parte proprio dai Pooh per arrivare a una considerazione più generale: non è necessario amare un genere o un artista per riconoscerne il valore e la capacità di emozionare milioni di persone.

«La musica è bella tutta», scrive.

E proprio per questo, secondo Capiozzo, sarebbe importante che la radio proponesse una maggiore varietà musicale, dando spazio anche a generi, artisti e linguaggi meno conosciuti. Non soltanto ciò che già piace al grande pubblico, quindi, ma anche ciò che può permettere a chi ascolta di scoprire qualcosa di nuovo.

«Se ti dessero sempre due piatti…»

A chiudere il ragionamento è un ricordo del nonno Benny, raccontato attraverso una metafora culinaria.

«Ma se ti dessero da mangiare sempre due piatti, come faresti a capire che ce ne sono tantissimi altri altrettanto buoni?».

Una frase semplice, ma che secondo Capiozzo descrive bene il problema.La musica, come la cucina, ha bisogno di varietà. Se si ascoltano sempre gli stessi artisti e gli stessi generi, diventa difficile conoscere tutto ciò che esiste oltre quella piccola porzione di mondo.

E così un incontro casuale con i Pooh diventa per Christian Capiozzo una riflessione sulla musica italiana, sul successo e soprattutto sulla necessità di non smettere mai di ascoltare.

Perché conoscere ciò che è diverso dai propri gusti non significa necessariamente imparare ad amarlo. Significa, prima di tutto, avere la possibilità di scegliere.

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