A cura del Prof. Ferruccio Dominici
La storia della Strada degli Innocenti e del suo nome
La consuetudine di indicare con nomi le strade le vie e piazze di un paese nata con l’Impero Romano, ha attraversato lunghi secoli prima di giungere in epoca moderna all’attribuzione di odonimi così come avviene ai giorni nostri. Infatti gli antichi attribuivano alle grandi vie di comunicazione dell’Impero i nomi dei personaggi che quelle vie avevano fatto costruire; così per le famose consolari romane, da Via Aurelia, via Flaminia, Via Emilia, ecc, e poi man mano che si susseguivano le dominazioni della nostra bella penisola, più per consuetudine orale che per una vera e propria direttiva degli organi preposti, venivano indicate strade usate per il collegamento tra i vari centri abitati.
Come nasce una strada
La prima traccia di quanto sopra, risale addirittura alla fine del 1400, in riferimento alla via che da Cesena giunge a Porto Cesenatico. Infatti, dopo lo scavo del canale nei primi anni del 1300, il tratturo che dalla città conduceva al mare non aveva alcuna indicazione fino al 1496, quando, a causa delle frequenti piene del torrente Pisciatello che portava sedimenti nel fondale del porto, i cesenati decisero di scavare una deviazione da Bagnarola per mandare il torrente in territorio di Gatteo, fino a confluire nell’alveo del Rubicone di Fiumicino, a Villamarina, in località Due bocche. È da quel momento che per la prima volta si legge il nome di Via Nuova ad indicare il tracciato carrabile che collega Cesena e Cesenatico.
La Strada degli Innocenti
Nel Fondo Mappe presso la sezione di Cesena dell’Archivio di Stato, si può consultare una mappa pontificia del 1739 dove si leggono i nomi di alcune vie di quello che al tempo era il piccolo grumo di case lungo le rive del Porto Cesenatico. Provenienti dalla città, si entrava in paese attraversando il ponte Cherubino, sul Venone (alimentatore delle saline, quelle sì “malatestiane”), mentre le due rive erano collegate dal ponte con le chiuse (gattoli) detto di San Giuseppe per la vicinanza all’antico Hospitale per viandanti e pellegrini sulla riva destra ed il nuovo ponte a”schiena d’asino” in prossimità della piazza (poi detta Maggiore) , l’odierna Carlo Pisacane. La riva destra tra i due ponti recava il nome di Via San Giuseppe, mentre dopo il ponte e fino alla Torre pretoria (sull’attuale piazza Ciceruacchio segnaliamo questo servizio) era indicata col generico Strada. Più specifico era invece indicato il nome sulla riva sinistra, Strada del Porto. Le due vie principali che attraversano il paese erano indicate Via della SS. Annunziata, quella in direzione Cervia; Via di S. Maria in Valverde, quella per Rimini. Ma quella che suscita maggior curiosità è la prima strada che dalla riva destra del porto conduceva fuori paese e che ancora costeggia la mura del convento dei frati, indicata Strada degli Innocenti.
Ecco il perché
Anticamente nei conventi ed in genere presso alcuni monasteri sparsi nel territorio dello Stato Pontificio, venivano allestite apposite “ruote” in cui, in forma anonima, venivano abbandonati i neonati le cui mamme, per le ragioni più svariate, non potevano prendersene cura (per indigenza, per figli illegittimi, ecc.); in questi casi i frati cercavano di collocare il nuovo arrivato presso famiglie abbienti o, più spesso, presso orfanotrofi. Nota: in Italia vi sono cognomi che prendono origine da questi abbandoni, es in Lombardia i Martinit (poi Martini), in Emilia i Servidio (poi Servadei). A Roma e nel Lazio i vari Diotallevi, Pregadio, ecc.
Il cambio di nome della Strada degli Innocenti
L’odonimo Strada degli Innocenti venne sostituito solo dopo la proclamazione del Regno d’Italia (17 marzo 1861) e che a Cesenatico, chiuso il lungo periodo del potere temporale del papato ha visto la elezione di una giunta laica guidata dai repubblicani (che in Romagna erano, insieme ai socialisti, le compagni politiche maggiormente rappresentative). È qui appena il caso di ricordare che nell’800 il voto era riservato solo agli uomini in grado di leggere e scrivere e qui a Cesenatico le prime consultazioni elettorali vedevano la partecipazione di appena poche decine di votanti. La giunta laica ed anticlericale per antonomasia, tra i primi provvedimenti legislativi decise di togliere quell’odonimo così allusivo e sostituirlo con uno nostrano; la scelta, forse più ovvia, cadde sul nome del cittadino di primo piano morto nel 1782 la cui abitazione è ancora su quella via, fondatore dell’istituzione benefica che da lui aveva preso il nome, ovvero Beneficenza Baldini.
Sullo sfondo via Baldini ripresa da via Quadrelli
Felice Baldini
Il concittadino Felice Baldini, nato a Cesenatico nel 1701, sposato ma senza prole, era possidente e benestante; prima della morte aveva costituito un fondo per aiuti alle famiglie meno abbienti per consentire ai loro figli di studiare o imparare un mestiere, inoltre la dote per figlie nubili in età da marito (ma questa è un’altra storia). L’illustre concittadino era anche noto per i suoi lasciti in favore della vicina chiesa dei Frati, sotto il cui pavimento è stato sepolto (insieme alla moglie e ad altre 135 persone).
Non è stato possibile risalire alla data esatta della delibera del Consiglio Comunale che stabilisce il nuovo odonimo, resta tuttavia la testimonianza dell’antica targa in ceramica posta sul muro della casa d’angolo, targa che però, non indicando alcuna iniziale del nome anagrafico, ha dato luogo nel tempo ad acrobazie fantasiose come quella che si legge sulla pianta turistica di Cesenatico edita dalla Geoplan di Conegliano (TV), che assegna il nome proprio di Nullo.
Nullo Baldini, un’altra storia
La cosa suscita un sorriso di tenerezza, poiché Nullo Baldini, rappresentante della cooperativa dei braccianti agricoli del ravennate, è morto in miseria nell’ospedale di Ravenna nel 1945, quindi impossibile attribuirgli il nome di una via, fuori provincia e quasi un secolo prima della morte!
Ma anche questa è un’altra storia!
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