A Cesenatico basta chiedere dove si trovi piazza Ciceruacchio: quasi tutti sanno indicare la strada. Più difficile è rispondere alla domanda successiva: chi era Ciceruacchio? Il nome è rimasto sulla mappa e nella memoria quotidiana del paese, mentre la storia dell’uomo a cui appartiene si è fatta più sfocata.
Si chiamava Angelo Brunetti. La sua vicenda attraversa la Repubblica Romana, la fuga di Garibaldi verso il mare e le vicende risorgimentali che condussero all’Unità d’Italia. Cesenatico ne fu una tappa decisiva.
Da Angelo Brunetti a Ciceruacchio
Brunetti nacque a Roma nel 1800, in una famiglia modesta. Cominciò a lavorare da ragazzo, prima come garzone in una locanda di Trastevere e poi come gestore e commerciante di vini. Il soprannome “Ciceruacchio”, che in romanesco indicava una persona robusta, gli rimase addosso.
Aveva una notevole capacità oratoria e si avvicinò presto alle questioni politiche del suo tempo. Sperò che l’elezione di Pio IX, nel 1846, aprisse una stagione di riforme nello Stato Pontificio. Le prime attese liberali, tuttavia, lasciarono spazio a tensioni, rivolte e repressioni.
Nel 1849, con la proclamazione della Repubblica Romana, il papa si rifugiò a Gaeta e Giuseppe Garibaldi arrivò a Roma con i suoi volontari. Quando l’intervento francese ristabilì il potere pontificio, Garibaldi lasciò la città. Ciceruacchio, ormai suo amico e sostenitore, scelse di seguirlo insieme ai figli Lorenzo e Luigi.
La fuga di Garibaldi passa dal porto
Dopo la ritirata attraverso l’Italia centrale, Garibaldi e i suoi uomini raggiunsero la Repubblica di San Marino. Da lì il generale puntava a Venezia, ancora in lotta contro l’occupazione austriaca. Il percorso verso la costa fu difficile: il gruppo era inseguito e si assottigliava a ogni tappa.
La sera del 1° agosto 1849 Garibaldi arrivò a Cesenatico. Con lui c’erano Anita, gravemente malata e incinta, e i volontari rimasti. Il maltempo aveva costretto la guarnigione austriaca a ripararsi in caserma. Garibaldi la neutralizzò e cercò imbarcazioni e viveri per proseguire via mare.
Ciceruacchio, Ugo Bassi e altri si occuparono di convincere i pescatori a imbarcare i fuggiaschi. All’alba, tredici barche tentarono di lasciare il porto, ma il mare in burrasca ne bloccava l’uscita. Garibaldi, esperto uomo di mare, riuscì a portare al largo un ancorotto e a far trainare le imbarcazioni oltre i moli.
I nomi dei 187 partecipanti alla spedizione sono ricordati sulla lapide inaugurata nel 1938 e collocata sulla facciata lato mare della Biblioteca comunale.
L’epilogo e il nome sulla piazza
La fuga non mise in salvo tutti. La flottiglia fu intercettata dagli austriaci e costretta a sbarcare a Magnavacca, l’attuale Porto Garibaldi. Ciceruacchio e i figli furono catturati. Il 10 agosto 1849, a Porto Tolle, Angelo Brunetti venne fucilato insieme al figlio maggiore Lorenzo e ad altri prigionieri.
Garibaldi, dopo aver lasciato Anita in un casolare delle Mandriole, riuscì invece a sottrarsi alla cattura grazie alla rete di aiuti nota come “Trafila”.
A Cesenatico, il tratto di piazza oggi associato a Ciceruacchio porta quel nome dal 1890. Dopo l’annessione delle Romagne al Regno d’Italia e la stagione delle nuove intitolazioni risorgimentali, la giunta repubblicana scelse di dedicare la piazza ad Angelo Brunetti, come risulta dalla delibera consiliare del 31 maggio di quell’anno.
Resta una piccola discrepanza tra il nome inciso nella toponomastica e quello consegnato alla storia: Ciceruacchio è noto a tutti, Angelo Brunetti molto meno. Aggiungere il nome anagrafico sotto il soprannome renderebbe più completa la memoria di un uomo che, per amicizia e per un ideale di libertà, affrontò la fuga con Garibaldi e pagò con la vita, insieme al figlio.






