Case vacanza fantasma a Cesenatico: 90 turisti truffati. L’intervento di Massimiliano Donà su come recuperare i soldi

Una vacanza al mare trasformata in un incubo al momento dell’arrivo. È quanto accaduto a circa 90 persone (leggi l’articolo) arrivate a Cesenatico convinte di iniziare il proprio soggiorno e ritrovatesi vittime di un raggiro ben orchestrato. Annunci accattivanti pubblicati su Booking proponevano tariffe apparentemente imperdibili – persino 500 euro per quattro persone per un’intera settimana – rivelatesi però un’esca per intascare caparre e saldi.

Massimiliano Donà avvocatoLa dinamica del raggiro e l’analisi di Massimiliano Donà diventato famoso con il motto “E voi lo sapevate?”

Il copione adottato dai truffatori ha fatto leva sul classico “troppo bello per essere vero”, unito ad apparenze estremamente credibili. Gli annunci utilizzavano fotografie rubate da altre inserzioni reali, mentre le lunghe telefonate preliminari con i finti proprietari trasmettevano totale affidabilità. La doccia fredda arrivava a destinazione: al posto dell’appartamento per le vacanze, all’indirizzo indicato si trovava un’agenzia di assicurazioni.

Sulla vicenda è intervenuto Massimiliano Donà (vedi il post), avvocato, giornalista, divulgatore e presidente di Consumatori.it(Unione Nazionale Consumatori), che ha affrontato il quesito più urgente per le vittime: è davvero impossibile recuperare i propri soldi una volta che i truffatori si sono dileguati nel nulla? Secondo l’esperto, pur trattandosi di professionisti del raggiro, i consumatori hanno a disposizione due possibili strade per tutelarsi.

La prima strada: il rimborso tramite carta di credito

La prima opzione indicata da Donà riguarda lo strumento di pagamento utilizzato per la prenotazione. Se la transazione è avvenuta con carta di credito, non tutto è perduto:

  • Denuncia formale: occorre innanzitutto denunciare la truffa subita alle forze dell’ordine (Carabinieri o Polizia di Stato).

  • Richiesta di rimborso alla banca: con la denuncia alla mano, è possibile rivolgersi al proprio istituto bancario o all’ente che ha emesso la carta, richiedendo il rimborso per uso fraudolento di strumenti di pagamento.

La seconda strada: l’azione di Consumatori.it verso Booking

La seconda via chiama direttamente in causa la piattaforma di intermediazione su cui erano pubblicati gli annunci fasulli. Molti turisti si sono già rivolti a Booking: se da un lato è oggettivamente difficile per un portale controllare in modo capillare ogni singolo annuncio inserito online, dall’altro è necessario accertare eventuali responsabilità nei controlli di verifica degli host.

Proprio su questo fronte si sta muovendo Consumatori.it: come evidenziato da Massimiliano Donà, l’associazione sta chiedendo formalmente a Booking non solo di collaborare per trovare una soluzione rapida, ma anche di riconoscere un indennizzo in favore dei consumatori caduti nella trappola proprio perché si sono fidati dell’affidabilità del brand.

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