Un’estate quasi interamente fuori scala
Per settimane, la superficie dell’Alto Adriatico ha viaggiato ben oltre il 90° percentile della sua distribuzione storica. Non un episodio isolato, ma una condizione quasi permanente: solo nella prima metà di giugno e in una manciata di giorni tra fine luglio si sono registrati valori più contenuti, comunque sempre superiori alla norma calcolata sul periodo di riferimento 1982-2015.

Peggio di settembre 2024, e non era scontato
Le mappe delle anomalie di temperatura superficiale sul Mediterraneo restituiscono uno scenario definito senza mezzi termini “mostruoso”. Il confronto con l’inizio di settembre 2024 — anno già segnato da valori marini fuori norma — mostra una situazione ulteriormente peggiorata: un dato che pesa, considerando quanto quell’estate fosse già stata anomala.
Ondate di calore marino in aumento da vent’anni
Il riscaldamento accelerato della superficie del Mediterraneo non è un fenomeno nuovo, ma la sua intensità sta crescendo. Gli studi di Bensoussan e colleghi (2019) e di Juza e Tintoré (2021) documentano un incremento marcato delle ondate di calore marino (marine heatwaves, MHW) soprattutto nell’ultimo ventennio, con conseguenze dirette sugli ecosistemi marini: stress termico su coralli e praterie di posidonia, moria di specie sensibili, alterazione delle catene alimentari costiere.
C’è poi un secondo effetto, meno visibile ma altrettanto rilevante: un mare più caldo amplifica l’energia disponibile per i sistemi perturbati che vi transitano sopra, rendendo potenzialmente più intensi i fenomeni che si sviluppano in queste condizioni.
Mare caldo non equivale a tempeste estreme
Qui però Randi introduce una precisazione che vale la pena sottolineare: temperature marine elevate non si traducono automaticamente in piogge intense o temporali violenti. Perché un evento estremo si verifichi serve la combinazione di più fattori — dinamiche sinottiche e di mesoscala, oltre alla complessa orografia del territorio italiano — capaci di innescare davvero il fenomeno.
Il mare bollente, in questo schema, agisce come un moltiplicatore di potenza: aggiunge energia al sistema, ma non è da solo sufficiente ad accendere la miccia. Serve comunque una causa scatenante perché il potenziale energetico accumulato si traduca in un evento meteorologico estremo.







