Il Teatro Comunale di Cesenatico, nato da una sottoscrizione di paese

A metà Ottocento, nei centri minori dell’ex Stato Pontificio, avere un teatro era una questione d’orgoglio civico prima ancora che di cultura. Dove l’economia cominciava a muoversi, una borghesia in ascesa voleva un luogo per il melodramma, l’espressione musicale popolare per eccellenza. Voleva anche uno spazio dove ritrovarsi nelle grandi occasioni pubbliche. Cesenatico non fece eccezione, e nel 1863 ebbe il suo teatro.

Un teatro tra due strade

L’edificio sorse sulla strada consolare per Ravenna, in quella che oggi è via Mazzini. L’altra arteria importante della cittadina era il Porto-Canale, dove si trovava il Palazzo Comunale. Per tenere insieme i due poli della vita cittadina, teatro e municipio furono collegati da una lunga manica, oggi scomparsa. Del passaggio resta solo il ricordo, ma dice molto di come si concepiva il teatro: un’estensione della casa comune, non un luogo separato.

Ottantamila lire e un progetto

A pagare fu la comunità. Il teatro nacque dal ricavato di una sottoscrizione da 80.000 lire, a cui i cesenaticensi si sottoposero volontariamente. Il progetto, datato 1863, è firmato da C. Panzani.

PLANIMATRIA PIANTA TEATRO CESENATICONelle dimensioni Cesenatico doveva accontentarsi, ma non nella struttura. Il teatro riprende in scala ridotta lo schema del teatro d’opera all’italiana. La sala ha la pianta a ellisse troncata, con due ordini di palchi e un loggione sopra di essi. Il foyer è fiancheggiato da due locali di servizio. Al primo piano, sopra il foyer, un grande ambiente ospitava la scuola di musica. In cima c’era un piano attico riservato agli usi tecnici. La pianta pubblicata nel volume di Ulisse Tramonti mostra bene la curva della sala e le linee che convergono verso il palcoscenico, cioè la geometria pensata perché tutti vedessero e sentissero.

Una facciata che guarda a Poletti

Fuori, l’edificio parla il linguaggio di Luigi Poletti, l’architetto a cui si devono gran parte dei teatri dell’area marchigiano-romagnola. Il riferimento più chiaro sono i teatri di Rimini e di Fano.

Il prospetto principale si legge dal basso verso l’alto. Il basamento è alto, con un finto bugnato a fasce continue, cioè un effetto a blocchi squadrati ottenuto sulla superficie. Sopra corre una robusta cornice marcapiano, che divide i due livelli. Su di essa poggiano quattro lesene, pilastri appena sporgenti dal muro, con capitello ionico. Dividono la facciata in tre parti e reggono un grande timpano triangolare, che chiude la composizione come un frontone di tempio.

Le specchiature ad arco, ripetute su entrambi i piani, richiamano i pronai e le logge tipici dei teatri più importanti. È un modo di dire “anche noi” con i mezzi di una cittadina di mare. Il materiale è il cotto, levigato con un trattamento di allisciatura. Le parti scolpite, cioè capitelli, basamenti e lunette, sono in pietra d’Istria, che nobilita la superficie.

targa teatro cesenaticoCiò che resta, e ciò che si è perso

Dentro, il tempo è stato meno generoso. Come segnala Tramonti, poco sopravvive delle decorazioni lignee dei palchi e degli stucchi che ornavano gli spazi del pubblico. Poco resta anche dei dipinti della volta.

Andò perso anche il grande sipario dipinto dal forlivese Pompeo Randi. Raffigurava il duca Valentino che affida a Leonardo da Vinci il progetto del porto canale di Cesenatico, un’immagine che teneva insieme il teatro e l’identità marinara del paese. Ne restano i bozzetti, custoditi nella collezione Piancastelli di Forlì.

Nel 1924 l’Amministrazione Podestarile intervenne con modifiche importanti per rendere l’edificio più funzionale. Più di recente, scrive l’autore, il teatro è stato sottoposto a un restauro drastico.

teatro CesenaticoUn piccolo teatro, una storia grande

Il Teatro Comunale non è il monumento più celebre della Romagna, e non pretende di esserlo. Ma racconta bene come nacquero questi luoghi: da un’aspirazione collettiva, da un progetto che guardava ai modelli più prestigiosi, da soldi messi insieme uno per uno.

Fonte: Ulisse Tramonti, “Itinerari d’architettura moderna”, scheda 1 (Teatro Comunale, via G. Mazzini), pp. 225-226.

Articolo precedente: Villa Magrini

Unisciti al nostro canale Whatsapp