Non è successo niente di grave, e va detto subito. Ma a volte sono proprio gli incidenti “di poco conto” a raccontare meglio di altri le nostre abitudini alla guida, quelle che diamo per scontate finché poi qualcosa non va storto.
La dinamica, in pochi secondi
Siamo in via Mazzini, a pochi passi dal Teatro Comunale, in una strada a senso unico che porta verso il canale. Un’auto parcheggiata si rimette in marcia, forse con un po’ troppa fretta o troppa leggerezza, senza accorgersi di uno scooter che sta transitando nella stessa direzione. Il motociclista, per evitare il contatto, scarta verso destra. Ma proprio lì, a ridosso, sta sopraggiungendo un piccolo camion. Il conducente non riesce a evitarlo e tampona la moto, che cade a terra.
Il bilancio, per fortuna, è leggero: lo scooterista se la cava senza gravi conseguenze.
Una catena di piccole disattenzioni
Non spetta a noi stabilire responsabilità, che sono materia per chi di dovere. Ma la sequenza colpisce perché nessuno dei tre protagonisti sembra aver fatto qualcosa di clamoroso. C’è un’occhiata in meno prima di ripartire dalla sosta. C’è uno spazio di manovra ridotto al minimo per chi si trova all’improvviso a doversi schivare. C’è una distanza di sicurezza che, in una strada stretta del centro, non è bastata a fermare il mezzo in tempo.
Ogni anello, preso da solo, sembra innocuo. Messi in fila, producono una caduta.
Chi va su due ruote paga sempre il prezzo più alto
Questa volta l’asfalto è stato clemente. Ma la stessa scena, a velocità appena diversa, con un altro punto d’impatto o con una caduta più sfortunata, avrebbe potuto avere un epilogo ben diverso. Chi guida uno scooter o una moto non ha carrozzeria a proteggerlo, e basta il tamponamento di un mezzo più pesante per trasformare un’incomprensione di pochi secondi in qualcosa di molto più serio.
Il centro storico non perdona la fretta
Le strade del centro sono strette, piene di auto in sosta, di ingressi e uscite, di pedoni e biciclette. È il posto in cui più serve rallentare e guardare due volte: prima di staccarsi dal marciapiede, prima di sorpassare, prima di dare per scontato che lo spazio davanti sia libero. Controllare lo specchietto e voltarsi a verificare l’angolo cieco costa un secondo. Non farlo può costare molto di più, a se stessi o a qualcun altro.
Stavolta è andata bene
È il pensiero che resta di questa vicenda. Gli incidenti come questo finiscono in poche righe di cronaca e si dimenticano in fretta, ma restano un promemoria utile a chiunque metta le mani su un volante: la distrazione non avvisa, e quasi mai capita agli “altri”.






