L’uomo che fotografa il passato: Luca Argalia, in arte Skywalker, e la luce antica delle stelle

Quando Luca Argalia scatta, fotografa qualcosa che forse non c’è più. La luce che colpisce il sensore della sua fotocamera ha viaggiato per migliaia, a volte per milioni di anni prima di arrivare fin qui. Quella della galassia di Andromeda, per esempio, è partita circa due milioni e mezzo di anni fa, quando sulla Terra comparivano i primi esseri umani. Ogni sua immagine è quindi una cartolina spedita da un tempo lontanissimo e recapitata solo adesso. Per questo lo si può chiamare, senza forzare troppo, l’uomo che fotografa il passato.

Ravennate, classe 1979, fotografo per passione, per tutti è Skywalker. Il soprannome richiama la saga galattica più famosa del cinema e gli sta a pennello, visto che le sue notti le passa a camminare nel cielo con l’obiettivo puntato verso l’alto. Con i suoi scatti nebulose e galassie lontane escono dai manuali e diventano immagini alla portata di chiunque abbia voglia di alzare lo sguardo.

Gli abbiamo chiesto come si cattura una luce così antica e che cosa serve davvero per provarci.

La galassia di Andromeda

Vedere ciò che la luce ci nasconde

C’è un paradosso all’origine della sua passione: per vedere le stelle bisogna scappare dalla luce. «La mia passione nasce dal desiderio di vedere ciò che a occhio nudo ci è precluso dall’inquinamento luminoso», racconta Argalia. Non ha alle spalle osservatori né finanziamenti di ricerca, e ne va fiero. «Essere un amatore significa non avere laboratori professionali o telescopi spaziali, ma coltivare un amore viscerale per il cielo notturno nel tempo libero. È una ricerca personale che unisce tecnica, curiosità e un profondo senso di meraviglia davanti all’universo».

polvere di stelle astrofotografia Luca ArgaliaIl falso mito dei budget stellari

Chi guarda le sue foto pensa spesso che servano attrezzature da migliaia di euro. È il luogo comune che Skywalker smonta con più convinzione. «Assolutamente no! Questo è il più grande falso mito da sfatare», dice. «È vero che l’attrezzatura può diventare costosa, ma con un investimento mirato e graduale tutti possono provarci».

Per cominciare, secondo lui, il telescopio più caro sul mercato non serve. «Si può iniziare persino con una reflex di base, un obiettivo grandangolare e un cavalletto solido per fare i primi scatti alla Via Lattea». Il resto si aggiunge con il tempo: «La strumentazione cresce insieme alla tua esperienza».

La pazienza, l’obiettivo più prezioso

Se non è il portafoglio, qual è il vero ostacolo? La risposta arriva senza esitazioni. «La sfida più grande non è la tecnologia, ma la pazienza». Ne serve tanta, spiega, già prima di montare il cavalletto: bisogna pianificare la serata, fare i conti con un meteo imprevedibile e resistere per ore al freddo tra uno scatto e l’altro.

Poi c’è la logistica, perché il buio vero è ormai un bene raro.

«Per trovare cieli bui, lontani dalle luci della città, bisogna viaggiare verso luoghi incontaminati come il Monte Fumaiolo o Spinello, sull’Appennino tosco-romagnolo, dove l’oscurità permette alla magia di compiersi».

Gli incredibili scatti di Luca

Là, nel silenzio dei crinali, Luca Argalia aspetta che quella luce partita prima della nostra storia finisca il suo viaggio. E la mette in una fotografia.

Luca Argalia astrofotografo
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