Pesca, uscite in mare da 4.000 euro e cozze perse fino al 100%: il PD porta la crisi delle marinerie in Assemblea legislativa

Una risoluzione del gruppo Dem chiede al Governo di prorogare il credito d’imposta sul carburante e di rifinanziare il Fondo di solidarietà. La consigliera Francesca Lucchi: «La pesca è un patrimonio economico e identitario delle nostre comunità costiere»

Per un peschereccio di grandi dimensioni, una sola uscita in mare può costare fino a 4.000 euro di gasolio. Il carburante oggi pesa per oltre il 60 per cento sui costi di gestione delle imprese di pesca. Nel frattempo, nelle aree dove si allevano cozze e vongole, l’estate ha lasciato vuoti gli impianti. È da questa situazione che nasce la risoluzione presentata dal gruppo del Partito Democratico in Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna. Il testo chiede di proteggere un comparto stretto tra caro energia, crisi climatica e granchio blu.

Lucchi Francesca e Guidotto pesca

I Dem chiedono tre cose: prorogare e ampliare il credito d’imposta sul carburante, rifinanziare in modo stabile il Fondo nazionale di solidarietà per la pesca e aprire un confronto permanente tra Governo, Regione, enti locali e rappresentanze del settore.

Un settore da 2.600 imprese sotto pressione

Lungo la costa regionale la pesca è ancora un pezzo di economia importante. Il comparto conta quasi 2.600 imprese, più di 4.400 addetti e una flotta di 574 imbarcazioni, da Goro a Cesenatico fino a Rimini. Le marinerie hanno esigenze diverse, ma oggi fanno i conti con gli stessi problemi: costi energetici in aumento, effetti del cambiamento climatico e la diffusione del granchio blu. Tutto questo si traduce in meno produzione e redditi più bassi.

La molluschicoltura, il fronte più fragile

La situazione più grave riguarda gli allevamenti di molluschi. Nel 2026 le alte temperature dell’acqua e la mucillagine hanno causato perdite nella produzione di mitili tra il 60 e il 70 per cento in media, con punte del 100 per cento in alcune realtà. In pratica, alcuni allevatori hanno perso l’intera stagione. E a questi danni si aggiungono i costi di gestione e il prezzo del carburante.

«Quello che emerge è un quadro nel quale le marinerie della nostra costa stanno sostenendo costi sempre più elevati», spiega la consigliera regionale Francesca Lucchi. «Sono numeri che rendono evidente quanto sia difficile programmare investimenti, garantire continuità occupazionale e favorire il ricambio generazionale. Per questo dobbiamo intervenire con strumenti che diano stabilità alle imprese e permettano al settore di guardare al futuro».

Quanto ha già stanziato la Regione

Negli ultimi anni viale Aldo Moro è già intervenuta. Con il programma europeo FEAMPA 2021-2027 sono arrivati quasi 40 milioni di euro. Tra il 2023 e il 2026 la Regione ha aggiunto altri 5 milioni di risorse proprie per affrontare calamità ed emergenze del settore. Secondo i promotori della risoluzione, però, questi fondi non bastano più se a livello nazionale mancano strumenti strutturali.

Le richieste al Governo

«Il lavoro della Regione ha permesso in questi anni di accompagnare imprese e cooperative in alcune delle emergenze più difficili, ma oggi serve un ulteriore passo in avanti», sottolinea Lucchi. La risoluzione chiede all’esecutivo di prorogare il credito d’imposta sul carburante almeno fino alla fine del 2026, valutando anche l’estensione al 2027, e di rafforzare il Fondo nazionale di solidarietà per la pesca e l’acquacoltura.

Il documento sostiene anche gli Stati generali della pesca e dell’acquacoltura dell’Emilia-Romagna, pensati come un tavolo stabile tra imprese, cooperative, associazioni, università, ricerca e istituzioni. «Difendere la pesca significa difendere lavoro, economia del mare e identità delle nostre comunità costiere», conclude la consigliera, «accompagnando il comparto verso maggiore innovazione, sostenibilità e resilienza».

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