Cappuccini, il convento che Ospitò il Re d’Inghilterra quasi 304 anni fa
Una cornice di marmo bianco venato, bordata di rosso, fissata a un muro di mattoni. Poche righe in maiuscolo: «Il giorno 12 ott. 1722 S.M. Giacomo III re d’Inghilterra e la sua consorte ospitarono in questo convento». In fondo, a destra, una sigla che sembra un rebus: «V. Camp. F. 170». Domani saranno passati esattamente 304 anni da quella visita.
Il re senza trono arrivato dal mare di Romagna
L’uomo della lapide non ha mai regnato. Giacomo Francesco Edoardo Stuart nacque a Londra il 10 giugno 1688 e morì a Roma il 1° gennaio 1766. Era figlio di Giacomo II Stuart e di Maria Beatrice d’Este, dei duchi di Modena e Reggio. Quando la rivoluzione del 1688 spodestò il padre, la famiglia prese la via dell’esilio. Alla morte del padre, nel 1702, i giacobiti e Luigi XIV lo riconobbero re d’Inghilterra come Giacomo III e re di Scozia come Giacomo VIII. Per i nemici era invece “il Vecchio Pretendente”.
Dopo un lungo peregrinare, che lo portò anche a Urbino dal luglio 1717 all’ottobre 1718, si stabilì nel 1719 a Roma, a Palazzo Muti, dove rimase per 47 anni. Lì viveva una corte senza regno, mantenuta dal Papa e animata da complotti per riprendersi la corona. I tentativi di restaurazione del 1719 e del 1722 fallirono: l’anno inciso sul marmo di Cesenatico è lo stesso di uno di quei sogni svaniti.
La regina polacca e una piccola corte in viaggio
A Cesenatico Giacomo non arrivò da solo, ma con la famiglia e la sua piccola corte. La «consorte» citata senza nome è Maria Clementina Sobieska, nipote del re polacco Giovanni III Sobieski e una delle ereditiere più ricche d’Europa. La sua storia sembra un romanzo. Durante il viaggio verso le nozze fu arrestata e trattenuta a Innsbruck. Riuscì a fuggire grazie al capitano Charles Wogan, che la portò fuori dal castello lasciando al suo posto una cameriera che le somigliava. Le nozze si celebrarono nel settembre 1719 nella cappella del palazzo episcopale di Montefiascone.
Nell’autunno del 1722 Clementina aveva vent’anni. Con ogni probabilità al seguito c’era anche il primogenito Carlo Edoardo, nato a Roma alla fine del 1720: il futuro “Bonnie Prince Charlie” della rivolta giacobita del 1745. Il matrimonio però scricchiolava già. Nel 1722 l’unione cominciava a cedere sotto il peso dell’esilio, della noia di corte e dei caratteri opposti. Giacomo aveva quattordici anni più di lei ed era cupo e assorbito dai piani militari, mentre la giovane moglie soffriva di nostalgia e solitudine.
Il rebus “V. Camp. F. 170”
La sigla in calce alla lapide rimanda con ogni probabilità al “Campione”, il diario dei Cappuccini di Cesenatico. Lì i frati annotavano vicende religiose, conti, lavori e fatti cittadini degni di essere consegnati ai posteri. La lettura più plausibile è “Vedi Campione, foglio 170”: una nota a piè di pagina scolpita nel marmo, che indica dove fu registrata la visita reale. Quei registri sono stati studiati da Renato Cortesi e sono oggi custoditi tra la Biblioteca Malatestiana di Cesena e l’Archivio Provinciale Cappuccino di Bologna.
Quattro secoli di storia sotto lo stesso tetto
I frati minori Cappuccini arrivarono a Cesenatico nel 1610 e la loro chiesa fu fondata nel 1614. Per tutti è “la chiesa dei Cappuccini”, ma è intitolata a San Nicola, vescovo di Mira tra il 270 e il 343 e protettore della gente di mare. Le sue spoglie furono portate a Bari nel 1087 da una spedizione di 62 marinai, dopo che la città dell’Anatolia era caduta in mani musulmane. Dentro ci sono pietre e ciottoli a vista e un’unica navata. Sul lato sinistro si aprono tre cappelle, dedicate a Sant’Antonio da Padova, alla Madonna di Lourdes e al Sacro Cuore.
La guerra l’ha segnata in profondità. I soldati tedeschi sventrarono l’abside per nascondervi un carro armato, poi arrivarono i bombardamenti dell’artiglieria anglo-americana. La ricostruzione fu guidata da don Urbano Torri dal 1946 e per tutti gli anni Cinquanta. L’attuale struttura del convento risale al 1957, come la facciata della chiesa, sovrapposta a quella originaria. I muri interni invece sono ancora quelli antichi: il “questo convento” della lapide indica quindi un edificio che in buona parte non esiste più.
Nel 2000 i Cappuccini hanno lasciato Cesenatico e la chiesa è passata ai Fratelli di San Francesco. È una congregazione nata il 21 giugno 1983, con sede principale nella diocesi di Verona e una presenza anche a Bologna. Nel 2014 la città ha festeggiato i 400 anni della chiesa con il volume Cesenatico e i Cappuccini: storia di una Chiesa, di un paese, dei suoi fedeli, amici e oppositori, firmato da Dino Manzelli e da Renato e Ferruccio Cortesi.
Le chiusure sfiorate
Non è la prima volta che la chiesa rischia di sparire. Ci andò vicino con le soppressioni napoleoniche, poi nel 1804 con la Repubblica Cisalpina. Ci andò vicino ancora dopo la soppressione degli ordini religiosi del 1867, negli anni successivi all’Unità. Il sindaco di allora propose di requisire chiesa e convento per farne una scuola o un asilo, sostenendo che in paese le altre tre chiese bastavano per il culto. La reazione di buona parte dei cesenaticensi fu così forte che il progetto venne accantonato.
fonti:
- L’odissea degli Stuart: Giacomo III d’Inghilterra
- I giacobiti a Urbino, 1717-1718 – Università di Urbino
- Jacobite Rome – Wanted in Rome
- James Francis Edward Stuart – Unofficial Royalty
- Maria Clementina Sobieska – Wikipedia
- Clementina Sobieska – Chiddingstone Castle
- Sobieski, Clementina – Encyclopedia.com
- Luoghi di culto a Cesenatico – Geometrie Fluide
- Corriere Romagna







