A cura del Prof. Ferruccio Dominici
La Chiesa di San Giacomo è un ricettacolo di storie e curiosità, eccole raccolte in questo servizio
I cenni storici da sapere. Le origini e le razzie al porto.
Ad inizio del 1300 gli oligarchi cesenati decisero di dare uno sbocco diretto al mare alla loro città, essendo il territorio, come noto, compreso tra quello dei Da Polenta di Ravenna-Cervia e quello dei Malatesta di Rimini. Utilizzando il tratto terminale del torrente Pisciatello e con due file di pali con funzione di moli, nel 1302 iniziò la storia di Porto Cesenatico .
Subito intervennero i Da Polenta, spalleggiati dai loro alleati, gli Ordelaffi di Forlì e i Manfredi di Faenza, per interrare il porto e bruciare le palizzate. Poiché in seguito ai lavori di ripristino si verificarono successive scorribande dei citati ostili vicini, i cesenati ricorsero al papa Giovanni XXII (il nostro territorio giuridicamente faceva parte dello Stato Pontificio) il quale con apposita bolla dell’ 11 aprile 1320, concede “ai diletti figli del comune di Cesena libera potestà di fare e costruire un fortilizio e una difesa”.
Il primo insediamento con la famosa rocca
Nacque così un primo insediamento abitativo lungo le rive del canale. Il fortilizio citato, appare nella sua imponenza nella celebre veduta di Francesco Masini del 1577, che reca in alto il titolo Alzato del Porto di Cesena detto il Cesenatico. Nel corso dei secoli il complesso è stato vandalizzato e distrutto, eccetto il possente mastio, (alto circa 26 metri), distrutto dagli artificieri dell’esercito tedesco in ritirata, nel settembre 1944.
La nascita di un porto di mare e di commercio, punto di incontro tra fiorentini e veneziani
Sulla riva destra, nei pressi del ponte detto di S. Giuseppe (per noi abitanti E pònt dé gàt) sorse un piccolo oratorio intitolato al Custode della Sacra Famiglia, con annesso Hospitale per viandanti e pellegrini, gestito dalla congregazione dei Servi di Maria. È qui il caso di ricordare che Cesenatico si trova a poca distanza dal tracciato dell’antica via Francigena Orientale lungo la quale scendevano i pellegrini (romei), oggi via San Pellegrino, verso Roma e la Terra Santa.
Poco oltre il ponte, sempre sulla riva destra, venne eretto un piccolo oratorio dedicato a San Giacomo Apostolo; poco distante, nei pressi dell’attuale incrocio tra le vie Roma e Saffi, c’era l’antica chiesetta di Santa Maria in Valverde (documentata fin dal 1200), definitivamente demolita nel 1784. Le cronache del tempo registrano nel 1325 una grande fiera durata alcuni giorni, in occasione della festa del santo patrono (25 luglio), con corse di cavalli, gare tra barcaioli, cuccagna e altro.
In pochi anni infatti il porto aveva assunto notevole importanza commerciale, in cui confluivano anche i mercanti fiorentini che scendevano dalle vallate appenniniche per commerciare con i colleghi della potente Repubblica di Venezia.
La chiesa di San Giacomo
Il citato oratorio è stato più volte ampliato e nel 1763 venne decisa la costruzione della nuova chiesa (quella attuale), su progetto dell’arch. Pietro Carlo Borboni di Lugo che ne diresse anche i lavori; nel 1765 consacrata dal vescovo di Cesena, mons. Francesco Aguselli. La celebre veduta di Sebastiano Sassi del 1786, mostra in primo piano, sulla riva destra, la chiesa parrocchiale con la facciata così come è attualmente, ad eccezione della nicchia della Madonna. Già parrocchiale dal 1440, la chiesa era sede vicariale anche delle parrocchie di Sala e Gattolino.
Il terremoto del 1875 e San Giacomo
Gravemente danneggiata, con canonica e campanile, dal violento terremoto del 18 marzo (e successiva forte scossa il 20 aprile) 1875, la chiesa è stata restaurata a cura dell’allora parroco don Fedele Bolognesi, originario di Cesenatico. Poiché il citato terremoto pur tra i gravi danni arrecati agli edifici del paese, tra cui la pressoché totale distruzione della torre civica su quella che era piazza Maggiore (oggi Carlo Pisacane) non aveva provocato vittime e la statua della Madonna, sulla facciata della torre, rimasta intatta, gli abitanti chiesero di erigere una cappella per ospitare il simulacro che nel 1900 è stata posto nell’apposita nicchia sulla facciata della chiesa dove si trova attualmente col titolo Salus Poppuli Caesenaticensis. Altra importante ricostruzione è stata quella in seguito ai bombardamenti alleati del 1944 a e cura del giovane parroco (originario di Bagnarola) mons. Vittorio Fusaroli poi nel 1956, con l’apertura dei transetti, apertura delle monofore nell’abside, parroco mons. Primo Gazzoni (di Cesena). I lavori più recenti sono del 1999, parroco mons. Silvano Ridolfi , con l’innalzamento del piano di calpestìo della navata, le vetrate policrome e l’aggiunta, nella cella campanaria, della quinta campana e lo spostamento del possente organo (con 1584 canne, offerto dall’Associazione Albergatori e Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena), inaugurato nel 1989.
Interno della Chiesa di San Giacomo
Le curiosità architettoniche e non solo di San Giacomo
Attualmente la chiesa ospita, sulla parete destra (entrando) tre altari, il primo è detto del Suffragio, con una grande pala raffigurante San Michele che libera le anime del Purgatorio; il secondo ospita il simulacro del Sacro Cuore sopra il vecchio altare maggiore, spostato in seguito alle indicazioni del Concilio Ecumenico Vaticano II nel 1967. Il terzo altare, detto di Sant’Anna è originale del ‘700, con una grande tela in cui figura la Vergine fanciulla cui la madre sant’Anna insegna le Sacre Scritture; alle loro spalle il padre Gioacchino. Chiude la parete destra la nicchia con il simulacro dell’Apostolo Giacomo, nella scenografia classica del viandante, col cappello, il bordone (bastone da viaggio) il libro e la conchiglia (capa santa). La statua in gesso è opera dello scultore cesenate Francesco Calligari, realizzata insieme a quella di San Cristoforo, in occasione dell’inaugurazione della nuova chiesa parrocchiale.
Forse non tutti sanno che…
Di san Giacomo, fratello di Giovanni Evangelista, figli di Zebedeo, pescatori di Galilea, da Gesù affettuosamente chiamati Boanerghès (figli del tuono, per il carattere esuberante e irascibile), numerose e puntuali sono le notizie sulla Sacra Scrittura. È protettore di pellegrini e viandanti e patrono di numerose città e nazioni nel mondo. Famoso è il cammino che conduce a Santiago de Compostela in Spagna. Ma torniamo alla parrocchiale, iniziando dal lato sinistro, con la cappella del Battistero, dove l’antica grande acquasantiera in marmo pregiato è chiusa da un coperchio anch’esso in marmo che ruota eccentricamente e sormontato dal gruppo bronzeo che rappresenta Giovanni Battista nell’atto di battezzare Gesù. (Purtroppo si tratta di una copia dell’originale, rubato da tempo).

Nel vano del terzo altare della Chiesa di San Giacomo è stato ricollocato il possente organo. Al termine della parete, la nicchia col santo ex contitolare della parrocchia, quel San Cristoforo martire la cui origine si perde in tradizioni mediorientali; per questo motivo, l’apposita commissione Lateranense per la revisione del culto dei Santi ha provveduto a depennare il protettore dei viaggiatori. Il simulacro, rappresentato col Bimbo sulla spalla nell’atto di attraversare il fiume, è stato tuttavia lasciato nella nicchia di fronte a quella di S.Giacomo che lo osserva benevolmente. Al limite della navata si apre l’abside, con ai lati i transetti e, in fondo, la nicchia col simulacro del santo patrono.

Dopo la seconda guerra mondiale, con il forte incremento della popolazione e la dilagante urbanizzazione del paese, sono state costruite le nuove chiese di S. Maria Goretti, nel quartiere di Santa Teresa-Madonnina, di S. Maria Madre della Chiesa in zona Boschetto e a Ponente quella di S. Pietro pescatore.
La Cisa di Ciuzòt
È invece finita nel dimenticatoio della storia la chiesetta “pretoriale”, così detta perché sorgeva sulla piazza della omonima torre, quella distrutta dai cannoni delle navi inglesi nel 1809. La chiesetta era dedicata ai santi Elmo, Felice e Fortunato e detta Cisa di Ciuzòt perché eretta con le offerte dei pescatori chioggiotti, che la frequentavano al ritorno dalle battute di pesca. Costruita nel 1795 (ampia documentazione si trova presso l’Archivio di Stato a Cesena) è stata definitivamente demolita nel 1938 per erigere il nuovo palazzo del Podestà e sede della Gil (gioventù italiana del Littorio), oggi sede della Biblioteca Comunale. Di quella chiesa ne parlano i testi di Santucci e Davide Gnola.









