a cura del Professor Ferruccio Dominici
“Per l’igiene e la decenza si prega di far chiudere questo ospedale”
La relazione incendiaria del dott. Marconi che cento anni dopo prenderà il suo nome
Leggendo il precedente servizio (lo riportiamo a questo link), abbiamo avuto modo di conoscere lo stile a dir poco vivace del dottor Marconi e quindi è di certo interessante continuare a sfogliare il suo opuscolo dal titolo RELAZIONE SANITARIA, per cogliere altri aspetti della realtà dell’ospedale cittadino in quegli anni.
La Relazione Sanitaria sull’ospedale “Un bazar”
“Ora cominciamo a visitare l’interno e facciamoci dall’ingresso e dall’andito, che ho chiamato semplicemente indecente. La vetusta porta, che forse è quella di un secolo fa, rimane aperta tutto il giorno e fino a tarda ora nella notte, sicché è libera l’entrata come in un bazar e chiunque può salire nelle due camere dei malati, spesso senza controllo dell’infermiere e potrebbe anche asportare qualunque oggetto della sala di medicazione o di quella operatoria, se la popolazione di Cesenatico avesse il vizio della cleptomania. Nessuna amministrazione delle tante che si sono succedute in più di un ventennio è stata capace di disciplinare l’ingresso all’Ospedale e le visite ai malati. A questa libera entrata fa naturalmente pendant la libera uscita, non solo dei visitatori o altri intrusi, ma degli stessi malati, dei quali taluni, sebben pochi, se ne sono andati dall’Ospedale isalutato hospite ed altri sia di giorno, sia di notte hanno fatto indisturbati la loro passeggiata in paese e magari la visita all’osteria, tornando pacificamente all’Ospedale, come se questo fosse un albergo popolare e non un sacro luogo di cura con la sua disciplina e le sue regole e meritevole di ogni rispetto.”
“Manca l’acqua e la vasca è vergine”
Accenna poi al malcostume delle visite dei parenti e dell’abitudine di talune comari di andare a ficcare il naso in cucina per curiosare sul menù per i malati. Ma continuiamo con la lettura “L’illuminazione dell’ospedale ha seguito i sistemi portati dalla civiltà. Dalle candele e dal petrolio passammo all’acetilene ed ora siamo in piena luce elettrica, che fa meglio risaltare tutti i difetti! Di cui il più vergognoso è dato dalla mancanza assoluta dell’acqua. Si può concepire il servizio e la sufficiente nettezza in ogni senso di un ospedale che manca dell’acqua? Ebbene a questo primo indispensabile elemento non si è mai voluto provvedere. L’acqua si va ad attingere dall’infermiere con recipienti a mano, o al pozzo del vicino albergo Leon d’Oro o al pozzo artesiano in piazza e ognuno può immaginare come si debba usarne con parsimonia. Anche per questa c’è la nota amena. Si è voluta preparare alcuni anni addietro una camera per il bagno ed il sig. Fabbri Ferruccio regalò una bella vasca in cemento armato. Tutto fu messo a dovere, ma la vasca è ancora vergine, perché per mancanza di acqua non vi si è potuto fare un sol bagno!”
Il pozzo artesiano
È davvero incredibile che ad inizio ‘900 l’ospedale cittadino fosse ancora senza acqua, neppure un pozzo in cortile! Riguardo al “pozzo artesiano in piazza” testimoniato dalle foto d’epoca, la fontanella che oggi si trova esattamente dove era quella antica ha il basamento in copia all’originale la quale ultima è stata trasferita nella piazzetta Pasquale Amato in viale Carducci, di fronte alla villa che appartenne al famoso baritono napoletano. Aggiungo che l’appalto per la costruzione dell’acquedotto comunale fu conferito dal podestà di Cesenatico avv. Carlo Enrico Rasi alla ditta Ing. Pietro Canova di Ticineto Monferrato (AL) in data 4 marzo 1938 XVI°, per l’importo di £.2.000.000. La gestione è poi passata a fine anni ‘60 all’Azienda Municipale Acquedotto e dal 2003 alla soc. Hera. I pozzi per l’approvvigionamento idrico si trovano in comune di Torre Pedrera (RN), attualmente utilizzati solo nel periodo estivo ad integrazione dell’acqua proveniente dall’invaso di Ridracoli della soc. Romagna Acque.
La tabella dei ricoveri e le cause di morte
Ma torniamo alla “Relazione” del dott. Marconi il quale, dopo averci illustrato in maniera così colorita gli aspetti peculiari dell’ospedale cittadino, integra l’opuscolo con una dettagliata tabella relativa ai ricoveri nel periodo preso in esame, ovvero dal 1° agosto 1893 al 20 settembre 1915.
Va inoltre evidenziato che la “vis polemica” dell’ufficiale sanitario nei confronti degli amministratori comunali, prende forza dalla legge sanitaria 22 dicembre 1888 del ministro Pagliani (governo Crispi) con la quale si cercava di porre rimedio alla disastrosa condizione in cui versava gran parte della popolazione del giovane Regno d’Italia. Nella seconda metà dell’800 infatti, l’aspettativa di vita degli italiani era di 35 anni appena; grazie alle nuove misure sanitarie ad inizio ‘900 era salita a 41 anni, portando la popolazione d’Italia a quota 35 milioni. Qui a Cesenatico (abitanti dell’intero comune circa 5.000 ) il dottor Marconi in un apposito opuscolo, di cui vedremo in seguito, ha minuziosamente analizzato le cause di mortalità, come mai era stato fatto prima di lui e che solo in anni recenti è divenuta oggetto delle statistiche dell’ISTAT.
La profezia del nuovo ospedale… elezioni permettendo
Tra le righe dell’opuscolo oggetto della nostra attenzione, emergono intuizioni davvero profetiche e meritano di essere riportate integralmente, come l’auspicio di chiudere l’ospedale e costruirne uno nuovo e in zona adatta o, in alternativa, adattare quello attuale in “casa di soccorso”, dove dovrebbe continuare a funzionare l’ambulatorio. Nella parte conclusiva il medico aggiunge “Ho descritto in un modo un po’ brutale tutte le indecenze, tutti gli inconvenienti, tutte le deficienze dell’attuale; con questo non si va più avanti. Dopo le elezioni politiche del 1913 l’on. Comandini, deputato del nostro collegio, ci elettrizzò facendoci sperare possibilissima la costruzione d’un ospedale nuovo, pel quale era già in corso qualche progetto; ma sbollito il primo entusiasmo non se n’è più parlato e forse non se ne parlerà più, almeno fino a nuove elezioni”. Qui viene spontanea l’osservazione come la storia, tipicamente italiana, degli entusiasmi pre-elettorali si scontra poi con gli ostacoli economici!
“Più miseria di così non vi potrebbe essere!”
Aggiunge ancora il Marconi “Il Comune è logorato e le sue finanze prima col lavatoio e poi col locale d’isolamento ed ora con i provvedimenti imposti dalla guerra, sicché non è sperabile che si possa realizzare la somma per un nuovo fabbricato, dotato di ogni cosa indispensabile, per cui occorrerebbero dalle 80 alle 100 mila lire (…). Per dimostrare l’inutilità del locale d’isolamento basta ricordare che a Cesenatico il colera, unica malattia esotica che abbia richiesto provvedimenti eccezionali, si presentò nel 1856, poi nel 1886 e nel 1911; dunque ogni 25 – 30 anni (…) Mi sembra dunque venuto, anzi trapassato, il momento di prendere risolutamente una decisione, o costruire ex novo un ospedale proporzionato ai bisogni della popolazione, o consorziarsi con ospedale di città vicina, chiudendo definitivamente l’attuale, che non corrisponde né per ubicazione, né per ambienti, né per dotazione di suppellettili e d’istrumentario, né per personale di servizio, e che manca perfino di quel primo elemento indispensabile che è l’acqua: più miseria di così non vi potrebbe essere!” e conclude:
“Ebbene, cittadini di Cesenatico, applicate la frase scultoria al vostro ospedale e traetene tutte le conseguenze”.
La frase di cui sopra il dottor Marconi l’ha collocata in apertura dell’opuscolo ed è la seguente
Per l’igiene e la decenza si prega
di far chiudere questo ospedale
Fabbri Ferruccio
A conclusione di questo servizio, come già citato in quello precedente, un cenno alla storia dell’attuale nosocomio che è stato aperto in via C. Abba, 102 nell’ottobre 1970 eretto Ente ospedaliero generale di zona, con D.P.R. 11 febbraio 1971 n. 251, denominato Ospedale Civile “Ginesio Marconi” ; attualmente declassato e dotato di C.A.U. (centro di assistenza urgenza).
Infine le citate elezioni del 1913 sono state la prima consultazione a suffragio universale – maschile – (le donne arriveranno al voto solo nel 1946) voluto dal governo di Giovanni Giolitti .
Un’ ultima nota: circa il sig. Fabbri Ferruccio citato dal dott. Marconi, si tratta del figlio del titolare della fornace di laterizi che si trovava lungo via Saffi, all’incirca di fronte alla stazione di rifornimento ESSO, impresario edile che ad inizio ‘900 costruiva e vendeva villini sulle aree messe gratuitamente a disposizione dal comune di Cesenatico (v. Piano Regolatore a destra del porto e relative norme edilizie). I “villini Fabbri “sono indicati nella celebre foto panoramica Nanni ripresa dalla sommità del mastio medievale.
(continua…)









